Attraverso la gentilezza. Nuove riflessioni a dieci anni dalla prima pubblicazione

A dieci anni dalla prima pubblicazione penso sia interessante una valutazione su questa tematica tanto sponsorizzata tra i media e poco frequentata nella vita comune. Di gentilezza se ne sente il bisogno forse oggi più di ieri, considerando il contesto e gli ambienti sempre più competitivi e ostili alla natura umana.

Cosa significa quindi parlare di gentilezza nel 2020 dopo la più grande crisi che stiamo vivendo per via del Covid-19?

Pur sostenendo che il materiale prodotto sia ancora valido, penso che ci sia spazio per ampliare il discorso includendo alcune considerazioni frutto di cambiamenti sempre più repentini, a partire dal modo di comunicare e di relazionarsi attraverso le tecnologie che sta cambiando notevolmente la natura di intendere i rapporti.

Internet ha modificato i linguaggi utilizzati e alcune teorie della comunicazione devono essere rivisitate. In primo luogo ciò che riguarda la comunicazione verbale, poiché il paradigma per cui nella relazione l’incidenza delle parole è solo il 7% sembra superato. Ma è davvero così?

Oggi le interazioni tra l’individuo e l’ambiente sono «mediate» da nuove regole di comunicazione e da diverse forme relazionali. Questo tipo di campo relazionale permette un ampliamento di confini non solo geografici ma, se ben gestito, permette un allargamento anche dei propri confini interiori.

In questo scenario cambiano usi e costumi, caratteristiche fisiche e psicologiche (anthropos) in cui l’uomo incontra il suo avatar; cambia il concetto di gruppo e nascono comunità virtuali, e le interazioni da sistemiche diventano reticolari (ethnos).

Ma cambia anche la percezione dello spazio (oikos) dove l’aspetto fisico viene sempre più sostituito dallo spazio virtuale, come nell’esempio dello smart working; infine cambia la percezione del tempo (kronos) che da cronologico diventa emotivo, regolato cioè dagli stati interni a seconda del messaggio più o meno positivo che si riceve.

In questo contesto cambia il modo di comunicare.

Possiamo notare che nel contatto fenomenologico, l’efficacia dipende dall’identità dei comunicanti, dalla loro relazione e da come interagiscono tra loro. Io e Tu si incontrano, nello scambio di parti del Sé da integrare nella propria identità. Nel contatto virtuale esiste la possibilità di proteggersi da emozioni altrimenti ingestibili in un confronto faccia a faccia (vergogna, timidezza, paura ecc.) rimandando a un poi imprecisato l’incontro reale con l’altro. Infatti, il Tu l’Io si incontrano in un luogo protetto e semi-permeabile dove lo scambio avviene in modo parziale.

In questa modalità relazionale uno dei livelli più attivi e presenti è quello emotivo anche se non supportato dal livello corporeo e sensorio, strumenti principali per una decodifica condivisa delle emozioni. Infatti, sappiamo tutti che scrivere o leggere un messaggio che esprime rabbia ad esempio, non è come manifestarla o doverla gestire personalmente. Con le nuove forme di comunicazione, il livello sensorio (risveglio i sensi per captare i segnali) e corporeo vengono relegati sullo sfondo, permettendo al livello emozionale di passare attraverso altri canali social (emoticon). Ed ecco l’impennata di forme aggressive di comunicazione, in cui i filtri convenzionali vengono superati poiché nello spazio virtuale tutto e legittimo, anche lo sproloquio.

Come diceva bene G. Bateson: “La sopravvivenza dipende da due fenomeni o processi contrastanti, due modi di raggiungere l’adattamento. Come Giano, l’evoluzione deve sempre guardare in due direzioni: all’interno, verso la regolarità dello sviluppo e la fisiologia delle creature viventi, e all’esterno, verso i capricci e le esigenze dell’ambiente.

In questo sfondo emerge, a mio parere, ancora di più un disperato bisogno di gentilezza. Essa, infatti, non è l’equivalente della cordialità zuccherosa ma è il cardine della «grammatica dell’interiorità» che solo una postura caratteriale di un certo tipo può praticare sentendosi a proprio agio nella società priva di ogni tipo di confine.

La versione cartacea e di e-book è disponibile IBIS e tra qualche giorno anche su Amazon e nelle librerie Feltrinelli.

Pubblicato da Dott.ssa Anna Perna

Formatrice ad approccio umanistico filosofico e gestalt counselor. Umanista convinta, mi occupo da oltre 15 anni di apprendimento continuo, di sviluppo della persona e delle comunità.

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