Il Natale di Sara in corsia

Si presenta solitamente il giovedì non appena smonta il turno.
Ci siamo conosciute ad un corso Oss qualche anno fa e durante le mie ore sulla relazione d’aiuto era particolarmente interessata.
Poi mi ha contattata per cominciare un cammino che le ha fatto scegliere di specializzarsi sempre di più fino a prendere la laurea infermieristica.
Sara è sempre stata molto determinata nel suo percorso e al contempo insicura. In realtà ha una forza interiore ammirevole ma ogni tanto se ne dimentica.


Purtroppo sta vivendo il Covid con molta difficoltà e oggi manifesta evidenti segni di stanchezza.
– Sara cosa desideri per Natale – le domando in un momento di ilarità. Ci pensa un po’.
Il suo sorriso si rabbuia e sul volto le si accentuano le rughe sulla fronte.
Vorrei che ci fosse più umanità. Per me niente. Sarà un Natale faticoso e triste. Praticamente lo passerò in reparto con i colleghi.

Quest’ ultima frase la dice con orgoglio. La postura dritta, la voce decisa e ferma. Poi abbassa lo sguardo e continua – sai le persone non si rendono proprio conto di quello che succede la dentro. Ci spacchiamo la schiena pensando di vedere qualche timido miglioramento ma tante volte….siamo costretti a voltarci dall’altra parte perché è troppo…
Le passo un fazzoletto. Le mascherine ci separano ma i nostri occhi che ormai si conoscono si incontrano e sanno stare in contatto.
Sembra che l’umanità si sia congelata. Non c’è neppure empatia. Quella tanto blasonata. Sono stanca. La gente pensa ai regali, alle cene e forse dovrei anche io. Le mie amiche dicono che sono troppo seria e che dovrei vivere i miei 30 anni con leggerezza. Ma come si fa quando vedi che tutti gli sforzi sono vani…quando ti tocca scegliere chi vale la pena seguire e chi invece…

La mascherina non tiene più. Il pianto è forte. Io posso solo stare in silenzio e attendere.
Poi un timido sorriso.
– Lo so dovrei essere addestrata per queste situazioni ma arrivi ad un punto che proprio non se ne può più. So che passerà. Devo solo tenere duro.

Il nostro incontro si conclude. Ci starebbe un abbraccio ma non si può. Ci vedremo dopo le feste perché non ce la fa proprio a venire prima.
Comprendo il suo dolore e per quanto mi riguarda voglio regalare quel pezzettino di umanità che posso. Ecco perché passerò le feste natalizie a casa. Vedrò pochissime persone e userò il tempo per rivedere alcune cose. Il bello del mio lavoro è che c’è sempre qualcosa da imparare.

(Ringrazio la mia cliente per la disponibilità a farmi pubblicare la sua storia. A sua tutela ho modificato il nome)

Pubblicato da Dott.ssa Anna Perna

Formatrice ad approccio umanistico filosofico e gestalt counselor. Umanista convinta, mi occupo da oltre 15 anni di apprendimento continuo, di sviluppo della persona e delle comunità.

2 pensieri riguardo “Il Natale di Sara in corsia

  1. Mi sono commossa. Grazie di cuore per il vostro lavoro e il vostro impegno, davvero… È enormemente prezioso. Non si può capire davvero il sacrificio e la forza che impiegate ogni giorno in questa pandemia, finché non si leggono post come questi.

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