La vergogna e l’arroganza

Più o meno tutte le teorie associano alla vergogna altre emozioni, quali imbarazzo, umiliazione, irritabilità,  collera, tristezza, soggezione, ansia, paura, terrore, disgusto.  Questi sentimenti si verificano a causa della consapevolezza che si ha di alcune situazioni spiacevoli. Ogni persona lega l’atto di vergognarsi ad alcuni aspetti cognitivi ed emotivi, oltre che alla propria memoria autobiografica.

Alcuni ricercatori considerano questa emozione come negativa a differenza del senso di colpa, che è un sentimento più adattivo, in quanto capace di regolare i comportamenti.

Altri ci dicono che la vergogna ci rimanda alla nostra natura relazionale. E che costruiamo la nostra identità attraverso lo sguardo dell’altro.
Ma viviamo un’epoca in cui non ci si vede più e la tolleranza dei comportamenti è oltre il limite della sensatezza.
Ne parlo con Francesco un docente di scuola superiore che mi racconta come spesso si senta inadeguato quando vede alcuni comportamenti dei ragazzi che non sa come apostrofare.
In effetti dev’essere davvero imbarazzante scrivere alla lavagna, girarsi e accorgersi che in terza fila Samantha con l'”H” ha le mani nei pantaloni di Mirko con la “K” mentre prende appunti svogliatamente. Come accorgersi durante la DaD che i propri allievi sono impegnati a fare ‘altro’.


È chiaro che in questi casi sono saltati completamente tutti i confini e che riarginarli diventa una necessità impellente.
Non tanto per l’atto in sè che potrebbe rendere piacevole una lezione noiosa – usiamo l’ironia per non piangere!- ma perché quell’atto del tutto fuori contesto non ha alcuno scopo se non quello di sfidare, imbarazzare e farsi notare con arroganza.


Del resto là dove ci andrebbe la vergogna e l’indignazione, la gente ci mette l’arroganza.
L’arroganza di chi non paga le tasse e pretende di avere una sanità eccellente, l’arroganza di chi non ha mai lavorato e pretende di essere mantenuto, l’arroganza di chi passa la vita a lamentarsi senza spendere un solo giorno di fatica e di impegno; di chi parcheggia al posto dei disabili, di chi fa apposta il disabile, di chi salta la fila e di chi permette tutto ciò ecc.
Non vorrei tornare indietro ai tempi in cui ci si ammalava di vergogna ma vorrei che ci fosse più equità in una società allo sbando. Vorrei che l’occhio dell’altro ci aiutasse a risvegliare quel senso etico dentro di noi.

Perché se questi episodi accadono sempre più di frequente è perché qualcuno ha comunicato a denigrare, a svalutare e guardare con aria snob tutti i gesti cordiali del vivere civile.

Sono le persone che davanti alla gentilezza e alla bontà la tacciano per retorica. E così se il bene è retorico non ci sorprendiamo di trovare Samantha con l’H” con le mani nei pantaloni di Mirko con la “K” senza neppure sapere perché.

Riferimenti
Ekman, 1972; Basch, 1976, Nathanson, 1987, 1989; Tomkins, 1962, 1963, 1991, 1992; Webb, 2003, M. Lewis, 2003), Tangney e Dearing, 2002 e Tracy e Robins 2004.

Pubblicato da Dott.ssa Anna Perna

Formatrice ad approccio umanistico filosofico e gestalt counselor. Umanista convinta, mi occupo da oltre 15 anni di apprendimento continuo, di sviluppo della persona e delle comunità.

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