Rinascita: un passo verso la resilienza e l’adattamento creativo

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Questo lunedì di Pasqua è davvero speciale. È la possibilità concreta che abbiamo di ‘rinascere‘.

Perché durante l’esistenza si nasce e si muore più e più volte.

Il COVID-19 ci ha creato delle ferite più o meno profonde perché ci ha costretti ad accelerare alcuni processi che in realtà erano già in atto con la rivoluzione tecnologica che ha cambiato non solo il nostro stile di vita e il nostro modo di lavorare ma sta modificando anche il modo di pensare e di leggere la realtà.

Lo stesso smart working e le piattaforme di social networking hanno modificato l’importanza della presenza fisica sui luoghi di lavoro e nelle relazioni quotidiane, modificando il nostro modo di relazionarci. Le persone escono soltanto per necessità e si incontrano solo attraverso le piattaforme on line e quando si incontrano per strada si evitano guardandosi con sospetto. Chi ha perso le persone care spesso lo ha fatto senza poterle salutare mentre queste se ne sono andate tra le braccia di medici ed infermieri che stanno lavorando in modo eroico.

Tutto questo sta avendo delle ripercussioni su diversi livelli. Pur essendo reazioni normali quelle di sentirsi tristi, stressati, confusi, spaventati e arrabbiati, non sono certo la prima scelta di reazioni che vorremmo avere. Ma dobbiamo abituarci alla loro presenza attraverso una nuova consapevolezza e dalla capacità di essere resilienti.

In psicologia, la resilienza definisce la capacità degli individui di affrontare gli eventi stressanti/traumatici, adattandosi alle avversità, attraverso un miglior controllo dei propri impulsi, la regolazione delle emozioni e una migliore flessibilità cognitiva in relazione alla domanda contestuale.

Se è vero che eventi di vita stressanti, traumatici e cronici possono avere un impatto sostanziale sulla plasticità e funzionalità cerebrale con sviluppo di disturbi post-traumatici da stress, depressione e altri disturbi psichiatrici (Gang Wu e collaboratori, Frontiers in Behavioral Neuroscience, 2015), è anche vero che la maggior parte degli individui non sviluppa nessuno di questi disturbi proprio grazie alla resilienza e all’adattamento creativo.

Alle basi di queste caratteristiche ci sono:

  • consapevolezza di sé,
  • autostima e fiducia in sé stessi,
  • ottimismo realistico,
  • capacità di regolazione delle emozioni e di (ri)valutazione cognitiva,
  • capacità di coping attivo,
  • elevato funzionamento intellettivo,
  • motivazione,
  • capacità di pianificazione e di assunzione del rischio,
  • fiducia nel prossimo
  • attaccamento sicuro,
  • elevate competenze sociali ed estesa rete affettivo-relazionale,
  • altruismo e generosità,
  • Credo religioso in grado di dare significato alla vita,
  • senso della morale,
  • senso dell’ironia e pensiero positivo.

Rileggi quanto elencato e prova a fare il giochino del “ce l’ho … mi manca”. Molto probabilmente ti accorgerai che molte di queste caratteristiche ti appartengono.

E sai perché?

Perché se sei arrivato o sei arrivata ad oggi superando le naturali crisi esistenziali che ogni persona attraversa per crescere, allora significa che hai in qualche modo, con maggiore o minore intensità attivato la tua capacità di adattarti e di fronteggiare la vita.

Questa robustezza psicologica (hardiness) chiamata resilienza, è presente in molte persone, direi quasi tutte e si basa principalmente su tre elementi fondamentali:

  • Impegno,ovvero la tendenza a lasciarsi coinvolgere e a definire obiettivi significativi facilitando una visione positiva di ciò che si affronta (permette quindi di mantenere l’ottimismo e l’autostima),
  • Locus of control interno, ovvero un atteggiamento mentale grazie al quale la presa di decisioni, le proprie azioni ed i risultati che ne derivano vengono riferiti al sé e non attribuiti all’esterno (permette quindi di non sentirsi in balia delle situazioni);
  • Gusto per le sfide, ossia la predisposizione ad accettare i cambiamenti non vivendoli come problematici ma come incentivi ed opportunità di crescita.

Molto spesso però, le persone, le organizzazioni, le comunità e le aziende pur sentendo il bisogno di entrare in contatto con ciò che abbiamo detto fin ora, non sanno come fare o ne hanno paura, mettendo in atto una serie di resistenze che alla lunga si rivelano poco sagge e per nulla producenti per il benessere psico fisico sociale ed economico.

Per fortuna si può chiedere aiuto alle figure professionali competenti su queste dimensioni: psicoterapeuti, sociologi, assistenti sociali, consulenti orientatori, formatori, coach e counselor.

Pubblicato da Dott.ssa Anna Perna

Formatrice ad approccio umanistico filosofico e gestalt counselor. Umanista convinta, mi occupo da oltre 15 anni di apprendimento continuo, di sviluppo della persona e delle comunità.

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