Disorientati

Disorientati. Lo sono la maggior parte degli adulti del XXI secolo. Senza confini, senza scopo, senza un contatto autentico con la parte profonda di sé e degli altri.

Narcisisti, edonisti, cultori del futile. Imbrigliati in rassicuranti stereotipi. Imbroglioni.

Guidati dalla paura e dall’angoscia, incapaci di vedere oltre a ciò che si presenta al di là del proprio naso.

Sono adulti cresciuti negli anni ’80 della Milano da bere dove il motto era “se vuoi puoi”. Con questa convinzione si sono costruite tante cattedrali nel deserto e ora si trovano nel deserto senza una bussola né tanto meno una direzione.

Un quadro per niente rassicurante tenendo conto che tutto ciò si somma a fenomeni preoccupanti come la fuga dai luoghi di lavoro sempre più alienanti e creatori di burnout, repentina retrocessione rispetto ai diritti umani, una bassissima capacità di comprendere le situazioni anche le più banali e di fare scelte sensate per il futuro.

Per non parlare dei temi legati all’ecologia, l’inclusione e la sostenibilità in un mondo in cui regna l’instabilità, l’incertezza, la complessità e l’ambiguità.

Adulti che evidentemente non hanno sviluppato le abilità per saltarci fuori e che a loro volta sono – a loro malgrado – un modello per le giovani generazioni. Ma se queste persone sono disorientate, come potranno insegnare ai giovani a gestire questa realtà? Cosa lasceranno di sé?

Ecco che nasce l’esigenza di supportare quegli adulti nel riscoprire gli strumenti per attivare le risorse che hanno già e costruire quelle che ancora non hanno.

Dunque il percorso di orientamento diventa una ricerca che parte da un bilancio di vita in generale, che approfondisce non solo le diverse dimensioni delle competenze ma in modo più approfondito i temi legati ai valori e alle motivazioni profonde che ci spingono nella vita.

Per quanto riguarda la dimensione del lavoro non sempre è possibile o meglio non sempre ci si trova nelle condizioni di poterlo cambiare con semplicità anche perché gli stessi problemi potrebbero emergere anche in altri contesti. Dunque cosa fare?

Un primo passo per capire se è possibile “salvare” qualcosa potrebbe essere questo:

  • Come primo passo, prendi carta e penna e realizza una lista di tutte le tue attività che svolgi quotidianamente a lavoro e quanto tempo ed energia richiedono.
  • Il passaggio successivo consiste nel raggruppare le attività in due blocchi principali: il più grande di questi blocchi è destinato alle attività che occupano la maggior parte del tuo impegno, attenzione e tempo. I blocco più piccolo è riservato alle attività meno dispendiose in termini di energia, attenzione e tempo.
  • Una volta presa conoscenza di come vengono distribuite le tue risorse durante la giornata lavorativa, crea un altro elenco indicando come dovrebbe essere il tuo ruolo ideale.
  • A questo punto usa i tuoi punti di forza, passioni e motivazioni per creare il tuo “nuovo lavoro” più affine alla tua personalità e datti il tempo di sperimentare questa nuova modalità.

Se alla fine di questo esperimento ti senti ancora insoddisfatt* allora puoi tranquillamente rivolgerti a qualche figura professionale come me che ti possa dare una mano a fare chiarezza, a darti un orientamento creando un progetto per definire i tuoi obiettivi a breve e lungo termine e sentirti pienamente realizzat*!

Se lo ritieni utile puoi condividere l’articolo sui tuoi canali. Se vuoi una consulenza per approfondire alcuni temi scrivimi. Grazie per l’attenzione!

Pubblicato da Dott.ssa Anna Perna

Formatrice ad approccio umanistico filosofico e Gestalt Counselor. Umanista convinta, mi occupo da oltre 15 anni di apprendimento continuo, di sviluppo della persona e delle comunità. Sono appassionata d'arte e di viaggi e per questo sempre in cammino.

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