Bellezza inutile e necessaria

La bellezza è un’ esperienza assolutamente soggettiva che esprime una relazione tra un oggetto e un soggetto dotato di sensi e intelletto.

Se la realtà oggettiva esiste anche senza un testimone umano come nel caso in cui un fiore nel deserto può esistere anche se nessuno lo vedrà o lo saprà mai, non si può dire la stessa cosa per la bellezza per cui senza una mente che la sappia cogliere non esisterebbe.

Ci appare bello ciò che ci sembra in grado di poter soddisfare un nostro bisogno o una nostra finalità a seconda delle diversità individuali e culturali. O soltanto ciò che ci fa vivere un’esperienza legata ad un sentimento di piacere.

Affreschi di Pompei

Se questo è vero, allora come ce lo spieghiamo che nonostante le diversità individuali, storiche e culturali, esistono esperienze, cose e persone che definiamo “oggettivamente belle”?

Una possibile spiegazione è che apparteniamo tutti alla specie umana e condividiamo un’ampia parte dei nostri scopi, primi fra tutti quelli inerenti ai bisogni primari. Esistono una serie di bisogni e dei desideri comuni sia fisici che psicologici, che ci rendono umani.

La bellezza è promessa di felicità nel momento in cui tiene la nostra psiche in uno stato di tensione e di attesa verso un’aspettativa di godimento e di pienezza.

L’esperienza soggettiva della Bellezza è un sentimento positivo accompagnato da una valutazione positiva di bello, buono, giusto e vero e da un’attrazione verso l’oggetto bello.

Per gli antichi la Bellezza è Verità e la Verità è Bellezza; così come la Bellezza a sua volta è Bontà.

Questi archetipi sono così fondati nel nostro essere che l’esperienza del bello risulta immediata come l’emozione della paura quando avvertiamo la presenza di pericolo.

Essa diventa sia fine che mezzo perché come sosteneva Kant, essa è inutile.

Un qualcosa di assolutamente inutile che ci fa star bene. Un bene che va al di là del possesso.

Ma cosa ci succede quando manca la bellezza?

Immediatamente avvertiamo una mancanza che ci fa soffrire e in qualche modo ci attiva per colmarne il vuoto.

In quanto valore, l’idea del Bello rimanda alla perfezione che come sosteneva Plotino, è un ideale irraggiungibile connesso al nostro senso di incompiutezza.

Quindi cosa fare visto che è irraggiungibile?

Con questa affermazione possiamo dire che la Bellezza non è solo un archetipo ma anche un modello, quindi l’unica via per andare verso di essa è mettersi in cammino.

I percorsi verso di essa sono tanti e ognuno di noi può tracciare il suo con la propria creatività.

Abituarsi a fare qualcosa anche senza uno scopo preciso purché abbia come scopo quel soddisfacimento è di per sé terapeutico.

Ogni pensiero scritto, ogni disegno, ogni battuta e ogni nota, tutta l’arte sono la prova di quanto l’esigenza estetica e creativa siano connaturate nel nostro essere umani.

Anzi vorrei osare dicendo che la ricerca del Bello e le nostre capacità creative sono essenza dell’umanità.

Se lo ritieni utile puoi condividere l’articolo. Se vuoi approfondire o iniziare un percorso scrivimi. Grazie per l’attenzione!

Pubblicato da Dott.ssa Anna Perna

Formatrice ad approccio umanistico filosofico e Gestalt Counselor. Umanista convinta, mi occupo da oltre 15 anni di apprendimento continuo, di sviluppo della persona e delle comunità. Sono appassionata d'arte e di viaggi e per questo sempre in cammino.

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