Darsi uno scopo: come arrivare a 95 anni pienamente soddisfatti

Adriano Sforzi, ha sempre avuto due anime; una circense che si porta dietro da generazioni, l’ altra da cineasta, scoperta al Dams di Bologna e nel laboratorio IpotesiCinema con il maestro Olmi. Il regista sembra aver trovato il suo scopo raccontando con la videocamera la giostra, il circo e quel mondo di luci, colori e ombre che fino all’ adolescenza è stata la sua generazione e la sua vita. La sua vicenda diventa la trama del cortometraggio «Jody delle giostre», vincitore del premio David di Donatello 2011 come miglior cortometraggio.

Al contrario di quello che si pensa, l’unico modo per arrivare alla piena soddisfazione di sé e della propria vita è darsi uno scopo.

Scopo sembra una parolona. Vincere la fame nel mondo o eliminare le armi nucleari, occuparsi di una causa mondiale o semplicemente della propria comunità. Il protagonista del cortometraggio trova il suo scopo quando afferma della sua attività di giostraio “Noi siamo la Festa!”
Ma si può trovarne uno anche nell’essere un buon genitore, nel creare un ambiente più gradevole in ufficio o nel rendere la vita di quartiere più serena.

 È nota la condizione di quelli che arrivano alla pensione e si ritrovano destabilizzati perché non sono abituati a passare le giornate regolate dall’attività di una routine consolidata da anni.   Così, avere molte ore libere, invece di avere un nuovo senso di libertà, può lasciare in uno stato di smarrimento che a lungo andare può trasformarsi in depressione.  In questo modo, la persona anziana, non sentendosi al passo con i tempi, non riesce a trovare il suo “posto” nel mondo e a sentirsi parte integrante della comunità avvertendo un nuovo senso di solitudine.

Secondo William Damon, psicologo dello sviluppo a Stanford, lo scopo ha due dimensioni importanti:

  1. è un obiettivo stabile e lungimirante. La maggior parte dei nostri obiettivi sono banali e immediati, Come arrivare al lavoro in orario, andare in palestra o fare shopping. Lo scopo, al contrario, è un obiettivo verso il quale stiamo sempre procedendo. È ciò che motiva il nostro agire e che funge da principio organizzatore della nostra vita.
  2. La seconda dimensione è che lo scopo implica un contributo al mondo. Può voler dire promuovere i diritti umani o lavorare per colmare la disparità dei risultati nel sistema educativo, ma funziona anche a un livello inferiore. Per esempio, gli adolescenti che aiutano la famiglia pulendo la casa, cucinando e prendendosi cura dei fratellini hanno una grande motivazione, uno scopo.

La gente che ha uno scopo del genere crede che la propria vita abbia più senso e sia più soddisfacente. È più resiliente, più motivata e ha la capacità destreggiarsi tra le peripezie della vita per raggiungere i propri obiettivi. Chi invece non riesce a trovare uno scopo nelle proprie attività quotidiane tende a vagare per la vita senza direzione e con demotivazione.

Tuttavia per vivere con uno scopo sono necessarie la riflessione e la conoscenza di sé. Ognuno di noi ha forse, Talenti, intuizioni ed esperienze di tipo diverso che danno forma a ciò che siamo. Quindi ognuno di noi avrà uno scopo diverso, in armonia con la sua identità.

Il famoso psicologo del secolo scorso Erik Erikson descrisse l’identità come qualcosa di poliedrico che comprende non solo chi è una persona, ma anche il suo luogo di provenienza, la direzione verso cui sta andando e come si inserisce nella società e nel mondo. Chi ha una solida comprensione della propria identità conosce le sue credenze di fondo, i suoi valori i suoi obiettivi, ed è consapevole di come la sua comunità e il suo ambiente lo hanno formato.
Ed è in grado di rispondere alla domanda centrale che sorge durante l’inizio dell’età adulta è che è: “che tipo di persona sono e che tipo di persona Voglio essere?

Tuttavia l’identità non è una cosa statica e in ogni stadio della vita bisogna riesaminare attentamente queste domande per arrivare alla fine della vita chiedendosi “che tipo di persona sono stato? E ne sono contento?”.

Alcuni ricercatori della Texas A&M University hanno esaminato la stretta relazione tra identità e scopo e hanno scoperto che la conoscenza di sé è uno dei più importanti indicatori del senso della vita.

Chi si conosce può scegliere di percorrere i sentieri che sono in armonia con i suoi valori e le sue capacità.

La ricerca dimostra che se una persona usa le sue capacità quando lavora, trova un senso maggiore nella sua professione e ha delle prestazioni migliori, è in gradi di raggiungere i suoi obiettivi. Ma una persona guidata dal suo scopo non è interessata solo al raggiungimento di benefici personali ma alla realizzazione di un mondo migliore.

Infatti molti grandi pensatori hanno sostenuto che per vivere una vita che abbia un senso, gli individui devono coltivare forze, talenti e capacità per usarle anche a beneficio degli altri.

Riflessione

Ripercorri quanto detto fin qui e utilizzando materiale visivo (carta, colori, ritagli di giornale ecc.) costruisci il quadro che rappresenta il tuo scopo seguendo queste indicazioni:

  • In cosa credi profondamente
  • Per che cosa senti un profondo trasporto (scrivere, raccontare, insegnare, costruire…)
  • Quale contributo dai al mondo? Per quale causa combatti?
  • Ci sono percorsi in linea con i tuoi valori ed adeguati ai tuoi talenti?
  • Sei contento di ciò che sei? Se non no sei ancora in cosa puoi impegnarti per esserlo?

Esistono domande della sfera etica (cfr. V. Mancuso “I quattro maestri“)

1. Quali sono gli obiettivi esiatenziali da perseguire?

2. Quali sono solo degli strumenti che non devono mai diventare dei fini?

3. Quale stile devo assumere?

4. Quali esperienze devo condurre?

5. Quali evitare?

6. Come faccio a distinguere le persone che mi fanno bene da quelle che mi fanno male?

7. Qual è l’errore dal quale mo devo guardare di più?

8. Quali sono le miei paure?

9. Quali sono le sorgenti del mio coraggio?

10. Come faccio a diventare migliore, più giusta/o, più vera/o?

Ci diamo la libertà che è essenza dell’umano. Il senso che ci diamo è il lavoro di tutta la vita.

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Pubblicato da Dott.ssa Anna Perna

Formatrice ad approccio umanistico filosofico e gestalt counselor. Umanista convinta, mi occupo da oltre 15 anni di apprendimento continuo, di sviluppo della persona e delle comunità.

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