Contatto e separazione

Il self viene definito nel contatto con l’altro quando sperimentiamo qualcosa di nuovo da “masticare”, in modo da prendere ciò che può allargare il nostro confine dell’io e rifiutare quello che invece non serve alla nostra personale evoluzione.

L’essenza del Self, pertanto, è il contatto.

Entriamo in contatto stabilendo relazioni per creare e crearci.

Per incontrare l’altro da sé è necessario un momento di confluenza. In questa dimensione ci si sente parte di un’unica realtà. I confini sono permeabili, il sentimento risuona contemporaneamente. In qualche modo ci si identifica con l’altro e nell’altro.

Ma come ogni processo sano, arriva un momento dov’è necessaria una separazione.

Condivido la poesia “Ed io ti penso ma non ti cerco” di Charles Bukowski che descrive molto bene quello che si prova quando una relazione importante si interrompe. Non necessariamente  per lutto o per conflitto ma perché semplicemente doveva andare così.

Perché così le individualità possono ridefinirsi e ricostruirsi.

“Non ho smesso di pensarti,

vorrei tanto dirtelo.

Vorrei scriverti che mi piacerebbe tornare,

che mi manchi  e che ti penso.

Ma non ti cerco.

Non ti scrivo neppure ciao.

Non so come stai.

E mi manca saperlo”.

“Hai progetti?

Hai sorriso oggi?

Cos’hai sognato?

Esci?

Dove vai?

Hai dei sogni?

Hai mangiato?”.

“Mi piacerebbe riuscire a cercarti .

Ma non ne ho la forza.

E neanche tu ne hai.

Ed allora restiamo ad aspettarci invano”.

E pensiamoci. E ricordami. E ricordati che ti penso, che non lo sai ma ti vivo ogni giorno,

che scrivo di te.

E ricordati che cercare e pensare son due cose diverse.

Ed io ti penso ma non ti cerco”. 

Nelle separazioni, quando diventa inevitabile prendere strade diverse, è importante per entrambe anche il “come” ci si ritira dalla relazione.

Una parola non detta, un discorso lasciato in sospeso posso in lasciare la sensazione di qualcosa non del tutto concluso.

Purtroppo non sempre abbiamo la possibilità di un confronto diretto. A volte perché non vogliamo affrontare la persona direttamente, a volte perché subentrano altre condizioni più impellenti. Nelle situazioni più tragiche capita che le persone se ne vadano improvvisamente perché nonostante tutto siamo esseri fragili, appesi ad un filo che non possiamo controllare.

In questi casi è possibile utilizzare alcuni strumenti che consentono una lenta elaborazione.

Quando sentiamo questa necessità è possibile scrivere una lettera: alla persona, alla parte di noi ferita, ad una nostra aspettativa disillusa, ad un’occasione mancata, ad una ferita …

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Pubblicato da Dott.ssa Anna Perna

Formatrice ad approccio umanistico filosofico e gestalt counselor. Umanista convinta, mi occupo da oltre 15 anni di apprendimento continuo, di sviluppo della persona e delle comunità.

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