Nel nome di Lilith

Il mito di Lilith è stato quasi dimenticato a favore della parte femminile consacrata dal consenso sociale collettivo. E’ difficile contattare davvero questa parte di noi e talvolta per poterla vedere, bisogna cercarla nelle situazioni più tormentate.

È in nome di Lilith che spesso si intraprende un percorso conoscitivo di quel mondo oltre il limite della legalità.

Le donne del carcere sono spesso vittime di una società che non fornisce strumenti per accogliere la loro anima. Le loro storie sono ricche di situazioni che inevitabilmente si concludono in quel modo. Non sempre si è consapevoli delle conseguenze ma loro sanno bene cosa vuol dire pagarne il prezzo.

Spesso ribelli, caparbie e ingenue inseguono la propria natura senza aiuti. Fragili e forti allo stesso tempo, come Lilith scappano da una società maschile per non esserne sottomesse. Tante volte è proprio per seguire il maschio che finiscono invischiate in brutte situazioni.

Nel mito, Lilith viene richiamata dal padre, esattamente come si fa nei penitenziari. Ma lei non torna indietro, non può. Non può perché nel nome del padre non c’è salvezza se non attraverso la sottomissione.

Da quel momento in poi, per lei non ci sarà pace, finché l’uomo non recupererà la sua parte istintiva e irrazionale, integrandola con la ragione della mente e del cuore.

Luna nera oscura e profondamente umana, rappresenta l’energia femminile al di là degli stereotipi.

Nell’antico testamento sembra una portatrice di interrogativi per chi non accetta di eseguire gli ordini senza conoscenza.

Che se non viene integrata nel percorso esistenziale – difficile da farlo nelle condizioni di reclusione – bussa nelle fasi della vita in quella sfera emotiva e preverbale che chiede di emergere.

Ecco perchè esiste solo un filo sottilissimo tra chi sta dentro e chi sta fuori.

E questo fa riflettere.

Ecco perché incontrare Lilith nel nostro percorso è più facile di quanto si pensi. Magari in forme diverse e non così estreme.

Il mito di Lilith, la prima donna che Adamo rifiutò e respinse, rappresenta il dramma tra istinto e ragione che ha determinato per secoli l’inferiorità della donna e con essa la scissione tra Psiche ed Eros.

Rompere questo legame per poterne ricomporre un altro diventa, sia per l’uomo che per la donna nei percorsi di cambiamento, un punto focale per lasciare agire in modo consapevole l’energia trasformativa che parte da noi.

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Riflessione

  1. Ci sono parti di te che senti non essere pienamente in accordo?
  2. Come vivi il tuo mondo emotivo? Riesci ad esprimerlo e a dargli voce?
  3. Come ti senti quando lo fai?
  4. Quali sono le caratteristiche che associ al tuo maschile e quali al tuo femminile?
  5. Come si integrano in te queste parti?

Pubblicato da Dott.ssa Anna Perna

Formatrice ad approccio umanistico filosofico e gestalt counselor. Umanista convinta, mi occupo da oltre 15 anni di apprendimento continuo, di sviluppo della persona e delle comunità.

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