Ritrovare se stesse

In “Donne che corrono coi lupi” Clarissa Pinkola Estés descrive la donna del dopoguerra e dà indicazioni interessati che fanno riflettere anche noi donne moderne. Le donne del dopoguerra erano donne che non ottenevano riconoscimenti né per le loro opere, né per il loro lavoro, né tanto meno per le loro creazioni.

Possiamo dire che il nostro percorso di autoconsapevolezza e affermazione non è ancora del tutto realizzato. Anzi, sentendo le notizie di cronaca sembra essere tornati indietro.

Ma noi donne abbiamo il coraggio di toglierci la maschera imposta dalla società e dalla cultura dominante? Riusciamo ad esprimere la nostra natura istintuale, creativa e selvaggia?

Purtroppo la nostra sofferenza si cristallizza nella paura di ritrovare la parte più profonda di noi stesse, e nel non credere profondamente nel valore della nostra “arte” e del nostro potere.

Spesso abbiamo paura di esprimere un’opinione discordante da quella predominante sia nella società, sia nell’ambiente familiare o lavorativo.

Vogliamo essere autentiche ma non vogliamo dire apertamente quello che pensiamo. Vogliamo migliorare ma siamo ancora troppo fragili per sopportare le critiche, anche quelle costruttive.

La paura, la sofferenza, la vergogna, l’impossibilità di fare, agire, di parlare, di creare, diventano una malattia che non riguarda un’era o un secolo, come sottolinea l’autrice, ma un’epidemia che cattura le donne e ne intrappola la natura selvaggia.

È nel momento in cui si aprono le porte alla natura istintuale e profonda e si cominciano a scorgere parti di sé massacrate e uccise, che emerge l’istinto di sopravvivenza, il desiderio di rimettersi in gioco e ricomporre se stesse in maniera efficace”.

Ecco che l’autrice utilizza un espediente interessante per proporci un cammino di autoaffermazione che passa attraverso dei veri e propri compiti per ritrovare noi stesse:

  • Accettare il nutrimento: imparare ad ascoltare i consigli, le lodi positive perché nutrono l’anima creativa e donano l’autostima necessaria per “creare”, senza pensare che dietro ogni lode si insidi un giudizio falso.
  • Reagire: sviluppare l’abilità di mettersi continuamente in gioco, di non arrendersi mai davanti ad ogni tipo di ostacolo, di non pensare che esiste solo una scelta, solo una risposta, solo una strada. La vita offre una miriade di possibilità e di scenari sempre nuovi. Bisogna agire, dire, fare, essere.
  • Essere selvagge: per creare, per ritrovare se stesse bisogna essere libere di provare, di sbagliare, di commettere azioni apparentemente lontane dalla logica comune. Ogni forma di creatività è arte e spesso viene tacciata come qualcosa di folle, semplicemente perché rivoluzionaria, lontana da standard comuni, distante dal conosciuto e dal prevedibile.
  • Iniziare: non permettere alla paura di paralizzare il blocco creativo, per la paura del fallimento. Il fallimento più grande non è agire e sbagliare, ma rimanere fermi, immobili. Solo il movimento permette di esplorare il mondo, fuori e dentro di noi.
  • Proteggere il proprio tempo: ritagliare un tempo per se stesse; un fine settimana, un giorno, un pomeriggio o anche dieci minuti al giorno. Imporre a se stesse e agli altri l’idea che quel tempo è solo vostro e non è condivisibile.
  • Ostinarsi: ricordarsi che non esistono solo gli altri, “ci siamo anche noi e basta”. Se non nutriamo noi stesse finiremo per aver “fame di tutto”.
  • Proteggere la vita creativa: dopo aver donato a se stesse uno spazio di creatività bisogna proteggerlo, investendolo dell’importanza che merita.
  • Confezionare amorevolmente la vera opera: una volta ottenuto uno spazio per sé e aver liberato la creatività insita in ognuno di noi, bisogna impegnarsi a migliorarne la qualità.
  • Preparare il nutrimento per la vita creativa: per accettare se stesse, per reagire, per donarsi tempo, per far riemergere la vita creativa bisogna nutrire ogni nostra azione e per fare ciò servono “tempo, dedizione, passione e sovranità”.

Da questo lavoro comprendiamo che è proprio sul fondo che si trova il terreno più fertile dove far nascere qualcosa di nuovo. Bisogna essere disposte ad andare in profondità prima di risalire!

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Riflessione

  1. A che punto del tuo cammino ti trovi in questo momento?
  2. Tra i compiti elencati nel testo, quali senti più facili da svolgere e in quali fai più fatica?
  3. Di cosa senti il bisogno per poterti esprimere pienamente e completamente?

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Pubblicato da Dott.ssa Anna Perna

Formatrice ad approccio umanistico filosofico e gestalt counselor. Umanista convinta, mi occupo da oltre 15 anni di apprendimento continuo, di sviluppo della persona e delle comunità.

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