Dal bisogno al desiderio

In attesa di riprenderci la nostra vita sto finendo di scrivere un libro sulla relazione d’aiuto e ho scritto una commedia sul desiderio con il gruppo di teatro Salon des folies che porteremo in scena quando sarà nuovamente possibile.

Perché io sono una che desidera e desidera tanto!!!!

Nel linguaggio comune bisogno e desiderio vengono utilizzati come sinonimi. “ho bisogno di staccare” o “desidero proprio staccare la spina”. Ma non sono la stessa cosa.

Quando Andrea mi ha chiesto aiuto, credeva che il suo malessere derivasse dal suo passato. In realtà ha avuto una bellissima infanzia: genitori attenti e presenti, fratelli uniti anche se con qualche comprensibile competizione. Allora cosa non va?

A fronte di alcune necessità da soddisfare, ci siamo accorti che non c’era una direzione. Il suo mondo ruotava solo sulla soddisfazione delle necessità, in un perpetuo presente.

Il bisogno è l’espressione di una carenza, di un vuoto che richiede di essere colmato per non soffrire.

Come un pulsante on/off, le necessità si accendono quando ci serve qualcosa e si spengono quando non ci servono più. Sono pulsioni che ci riportano alla soddisfazione immediata perché se non riusciamo a soddisfarle viviamo nella sofferenza.

Il desiderio è invece una bussola.

All’inizio Andrea non ne aveva proprio idea. Pur avendo diversi talenti come una forte propensione verso gli altri e una notevole capacità di scrivere, non vedeva però una sua collocazione nel mondo. Non riusciva a contattare il suo desiderio. Non vedeva una direzione.

Dal latino desiderium: ‘de’, mancanza di separazione e ‘sideris’, stella. Desiderio è ‘avvertire la mancanza di stelle’. Quindi il desiderio al contrario del bisogno che sentiamo nel corpo è qualcosa che ci proietta verso qualcosa che ancora non esiste ed è tutto da creare.

In poche parole possiamo dire che il desiderio  non è la mancanza di un oggetto, di una sostanza o di un comportamento, ma è un’azione psichica che tende verso qualcosa.

Io e Andrea ne abbiamo parlato tanto e piano piano ha iniziato a delineare un quadro verso cui andare. Abbiamo esplorato diverse direzioni, considerando i suoi talenti e i suoi limiti. Ci siamo soffermati sulla paura di non riuscire.

E ha contattato il coraggio per darsi una direzione.

Poi abbiamo esplorato la frustrazione per non vedere subito i risultati. Perché l’impazienza molto spesso ci fa perdere di vista la meta.

Infatti, il desiderio non ci porta alla soddisfazione immediata di qualcosa e nemmeno ci lascia immobili in attesa di qualcosa. È una spinta che ci mette in cammino verso una determinata direzione.

Ma dove ci spinge?

Per conoscere la meta dobbiamo partire da noi stessi. “Conosci te stesso e nulla di più” è il monito di qualsiasi inizio di conoscenza di sé. E da qui siamo partiti anche con Andrea.

Il percorso di autoconoscenza ci aiuta ad esplorare i nostri bisogni e ci mette nellacondizionedi poterli soddisfare. Ma si arriva ad un punto in cui tutto questo non è più sufficiente.

Perchè siamo cambiamento e siamo caos. Esattamente come dice Nietzsche il benessere fisico, la vitalità, l’abilità di accettare il caos sono necessari per conferire senso, valore e validità alla vita facendone “un’opera d’arte”.

Ma per fare ciò, dice il filosofo, dobbiamo andare al di là del bene e del male, cioè oltre la morale e il giudizio, abbandonando l’idea di un ego stabile e di un mondo stabile.

L’unità del sé non è mai qualcosa di dato, ma qualcosa che si raggiunge, non è un inizio, ma un fine. Perciò quello che possiamo fare è darci è uno stile.

Quindi la strada verso la quale ci porta il desiderio è la piena realizzazione di noi stessi e lo scopo che vogliamo darci nella vita.

È di per sé un cammino e quando Andrea lo ha accettato, la sua vita è cambiata. Perché ora sa che non avrà subito tutte le risposte ma sa di avere tutte le risorse per fare come gli scultori che creano la propria “opera d’arte”.

Riflessione

1. In questo momento della tua vita di cosa senti il bisogno?

2. Quali sono le situazioni in cui riesci ad esprimere pienamente te stessa/o?

3. Qual è lo stile con cui decidi di affrontare le cose del quotidiano?

4. Cos’è importante per te oggi?

5. Con quello che sei oggi dove sei diretta/o?

Riferimento

La gaia scienza, F. Nietzsche, 1882

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Pubblicato da Dott.ssa Anna Perna

Formatrice ad approccio umanistico filosofico e gestalt counselor. Umanista convinta, mi occupo da oltre 15 anni di apprendimento continuo, di sviluppo della persona e delle comunità.

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