Senectute


nina_fumetto2L’arte di vivere la terza parte della Vita

Ciascuna parte della vita ha un suo proprio carattere, sì che la debolezza dei fanciulli, la baldanza dei giovani, la serietà dell’età virile e  la maturità della vecchiezza portano un loro frutto naturale che va colto a suo tempo.

Cicerone, De senectute

Sono una persona di quasi 45 anni. Ho sempre vissuto con gli occhi spalancati sul mondo e una forte curiosità per le cose dell’anima. E oggi, interrogandomi sulla società e le persone che mi stanno intorno, mi ritrovo a farmi tante domande sulla senilità, parola che mi sembra molto più dolce e delicata per descrivere l’ultima fase del nostro cammino in questa avventura chiamata Vita.

Ma essere anziano oggi è ancora possibile? Chi sono gli anziani e quando inizia questa fase della vita? Come risponde la società a questa condizione inevitabile?

Il positivismo e il neoliberismo di questi anni hanno cambiato la nostra percezione sulla vecchiaia. Nella terza parte della vita, si dovrebbe essere fuori dal ciclo produttivo, magari non più sessualmente attivi come prima (e non ci sarebbe nulla di scandaloso) e non si dovrebbe più contribuire in modo fattivo allo sviluppo sociale visto che lo si è fatto per tanto tempo. Purtroppo abbiamo vissuto anni di intensa rottamazione in tutti i campi proprio per questi motivi.

Ma perché questo stigma nei confronti dei capelli bianchi? La vecchiaia è, come osserva Cicerone, una fase inevitabile – e non tutti ci arrivano, ma è essenziale, fosse solo perché possiamo dare consigli grazie all’esperienza accumulata.

(Guarda il video)

Hillman James ne La forza del carattere, descrive la senilità non come una dannazione o l’abuso di una medicina devota alla longevità, ma la condizione naturale e necessaria affinché il carattere si confermi e si compia. Come il daimon – il codice dell’anima – presiede alla rappresentazione di noi nell’età giovane, così il carattere delinea l’immagine di noi nell’età senile, vale a dire “ciò che resta dopo che ce ne siamo andati”.  Infatti, per lo psicanalista invecchiare non è un mero processo fisiologico ma una vera forma d’arte. E il poeta T.S. Eliot sosteneva che I vecchi dovrebbero essere esplorati, cioè dovrebbero assecondare la curiosità, investigare idee importanti, assumersi il rischio di trasgredire.

Quindi, non c’è niente di sbagliato o vergognoso nella vecchiaia: si tratta di una fase inevitabile della propria esistenza, la quale ci permette (sulla carta) di riguardare alla nostra vita, alle nostre scelte, tirandone le somme.

Fino a pochi anni fa i sessantenni potevano essere considerati “anziani”, mentre oggi è difficile farli rientrare in questa categoria, o in generale fare qualunque categorizzazione di questo tipo, vista appunto l’aspettativa di vita in continua crescita. Sembra che la fluidità di cui parlava Bauman, si sia insinuata non solo nelle Istituzioni ma anche nella condizione dell’uomo a partire dalle diverse età della vita.

Oggi la persona anziana vive nel pieno del suo benessere psico-fisico, è inserita nella realtà lavorativa, nella comunità e nella famiglia. Tutto ciò avviene grazie al miglioramento delle condizioni di vita generali e al progredire di scienza, medicina e tecnologia.

Gli anziani di oggi sono quelli della generazione dei “baby boomers”, nati tra il 1945 e il 1964 in Nordamerica e in Europa, che ha contribuito a quello che fu un sensibile aumento demografico in quegli anni, conosciuto, per questo, come baby boom. Sono la generazione de La dolce vita di Federico Fellini (1960), dei Beatles, di David Bowie, Bob Dilan, di Janis Joplin e Patti Smith …

Quindi, la parola anziano oggi non ha un valore negativo di per sé a patto che sia in salute, con uno scopo e di bell’aspetto!

Un primo problema che si pone è se una persona anziana, per problemi di salute, sia fisici sia psicologici, o per cambiamenti importanti nella sua vita, non riuscisse ad essere nel pieno della sua forma, ad essere autonoma o a vivere serenamente? Cosa le succederebbe nella società di oggi, in cui la sua condizione potrebbe rappresentare l’eccezione alla regola generale del benessere?

È nota la condizione di quelli che arrivano alla pensione e si ritrovano destabilizzati perché non sono abituati a passare le giornate regolate dall’attività di una routine consolidata da anni. Così, avere molte ore libere, invece di dare un nuovo senso di libertà, può lasciare in uno stato di smarrimento che a lungo andare può talvolta trasformarsi in depressione. In questo modo, la persona anziana, non sentendosi al passo con i tempi, non riesce a trovare il suo “posto” nel mondo e a sentirsi parte integrante della comunità avvertendo un nuovo senso di solitudine. Se da un lato il tempo a disposizione potrebbe voler dire maggiori occasioni di socializzare altre dall’altro, specialmente per persone con problemi di salute, di mobilità o economiche, la solitudine può portare ad un disagio molto profondo. Per una persona non autosufficiente, perdendo la sua autonomia può provare un senso di inutilità, inattività, abbandono a se stessa anche se i problemi non sono gravi.

È evidente però, a questo punto, che se da una parte si parla dell’anzianità come di una condizione non connotabile negativamente, dall’altra purtroppo, non sono scomparsi i problemi che le persone anziane possono trovarsi ad affrontare in momenti di difficoltà o in generale nel loro percorso di vita.

Senilità è una fase della vita da vivere a pieno non solo mantenendo uno stile di vita sano ma anche restituendo uno scopo all’esistenza.

Hillman si concentra sul concetto di carattere, che “rafforza la fiducia nella nostra unicità individuale”. La sua tesi sostiene che più ci avviciniamo al nostro carattere, meno si è disorientati, vulnerabili, e meno suscettibili a sollecitazioni esterne di scarsa importanza. Allora, “cedere” alla vecchiaia significa viverla come un’esperienza che necessita di essere compresa in un modo che non è positivo o negativo, nonostante le naturali ricadute sulla salute psicofisica. Significa vivere così intensamente la vita da essere curiosi anche della sua fine.

Riferimenti

Cicerone, De senectute

Rigotto, De senectute, 2018

Hillman, La forza del carattere, 1999

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