La tristezza non è depressione. Scrivere per stare meglio

Quante volte ti sei chiesto se sei normale o se stai diventando matto?Di solito le persone se lo chiedono tutte le volte che si trovano in momenti difficili da cui non sanno come uscirne.

La prima bella notizia è che nella maggior parte dei casi quelle difficoltà  sono momenti  fondamentali per la nostra crescita. Infatti essere tristi non significa essere depressi o malati.

Essere tristi in modo costruttivo ci permette di ritirarci in noi stessi per riflettere: ascoltarci, elaborare il lutto (qualsiasi sia il motivo del nostro lutto, che non sempre è associato alla morte di un essere vivente), fissare la nostra attenzione su ciò che abbiamo perso, per poterlo lasciar andare il più serenamente possibile.

Nella medicina cinese la tristezza è l’emozione del metallo, che viene spesso raffigurato come un metallo prezioso, di valore molto elevato. Il metallo è concentrato, denso, essenziale: come noi quando ci prendiamo il tempo per ascoltare la nostra essenza.

La seconda bella notizia è che in ogni caso si può fare qualcosa per star meglio!

Il filosofo dell’educazione Duccio Demetrio è convinto che i saperi e le pratiche della tradizione narrativa possano sempre più incontrarsi con quelli del benessere della persona. Narrare ed educare non sono infatti soltanto parole dall’evidente senso pedagogico. Sono esperienze che compaiono insieme tanto nella vita pubblica e privata, quanto nelle attività scolastiche, nei servizi educativi, di cura e terapeutici.

Si presentano nei momenti più diversi dell’esistenza con continuità pressoché quotidiane, rendendoli unici e memorabili. Ogni giorno, ogni situazione interpersonale, può diventare il tempo e il luogo giusto per imparare o per raccontare. Per apprendere attraverso i racconti, per scoprire che ognuno di noi esiste, lavora, pensa rielabora le situazioni della vita per stare meglio.

 

La scrittura e il counseling hanno come scopo quello di dare voce alle paure di cui si nutre il nostro buio e imparando a trovare il coraggio di superare i momenti di difficoltà.

Il percoso non è assolutamente paragonabile alla terapia ma può essere uno strumento di supporto per progetti complementari di cura di sé.

F.

 

La lettera mancante

 

Alcune precisazioni su DEPRESSIONE COME DISTURBO PSICOLOGICO

Il modo in cui la depressione si manifesta varia da persona a persona, ma è possibile individuare alcuni sintomi comuni. Più questa condizione risulta essere intensa, frequente e persistente nel tempo, più è probabile che sia presente un quadro depressivo con queste caratteristiche:

  1. Sensazione di tristezza persistente, umore depresso e sensazione di vuoto
  2. Mancanza di interesse o piacere in attività che prima davano un senso di soddisfazione e gratificazione
  3. Aumento o diminuzione dell’appetito e quindi del peso corporeo in modo significativo
  4. Difficoltà ad addormentarsi (insonnia) o costante desiderio di dormire (ipersonnia)
  5. Mancanza o eccesso di energie, faticabilità o sensazione costante di fatica
  6. Sensi di colpa continui e immotivati
  7. Pensieri di morte o ideazione suicidaria
  8. Senso di disperazione, visione pessimistica della vita
  9. Difficoltà di concentrazione o indecisione
  10. Agitazione o rallentamento psicomotorio

 

Non fermarti all’autodiagnosi, il peggior nemico per trattare queste cose è il signor Google.

Chiedi sempre informazioni al medico di famiglia e ad un esperto!

 

Pubblicato da Dott.ssa Anna Perna

Formatrice ad approccio umanistico filosofico e gestalt counselor. Umanista convinta, mi occupo da oltre 15 anni di apprendimento continuo, di sviluppo della persona e delle comunità.

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