La tenacia di Lucia

Non v’è nulla di più inconciliabile e crudele dell’invidia: eppure ci sforziamo senza posa soprattutto di suscitarla!

 Arthur Schopenhauer

 

Ci sono persone che vivono con il costante senso di essere in debito nei confronti della vita. Come se per qualche arcano motivo gli altri fossero favoriti. Come se la vita si fosse dimenticati di loro.

Sono persone che nonostante i buoni propositi non riescono a godersi pienamente ciò che hanno. Nemmeno se fanno volontariato a contatto di gente più sofferente!

Questa mancanza ontologica è davvero un limite sia nelle relazioni personali che professionali.

Quella che vi descrivo è la storia di Lucia, una cliente incontrata per caso ad una cena che mi ha contattata perché sentiva il bisogno di capire

“cosa hanno gli altri in più di me”!

***

Finalmente si parte! Ho sistemato tutto l’ufficio, le consegne sono state date e finalmente domani si va in ferie!”. Lucia ha deciso che prima di partire vuole comprare un nuovo costume da bagno e qualche altra cosa da portare con sé in viaggio. È contenta perché questa vacanza l’aspettava da tempo ma infondo a sé avverte qualcosa che manca. In realtà questo senso di carenza lo prova ogni volta che si paragona con qualcun altro come se sentisse continuamente una sensazione cronica di penuria e di negatività interiore. Ora la sua preoccupazione è che in viaggio dovrà confrontarsi con Ilaria e Giacomo, una coppia di amici con i quali lei e Luca –  il suo fidanzato – frequentano da una vita e con i quali si sono sempre trovati a proprio agio. Di Ilaria ammira la sua disinvoltura e la creatività, che anche a lei non mancano, ma come Ilaria… e poi Giacomo è pieno di attenzioni verso l’amica, non come Luca che è un uomo pratico e attendo al sodo!

Insomma, Lucia proprio non ce la fa a non guardare gli altri come se avessero qualcosa in più di lei. E spesso intimamente se lo domanda – cos’ ha quella più di me?- È un tormentato ritornello che sta di sottofondo anche quando è contenta e serena, anche quando esprime tutta la sua creatività e ottiene buoni risultati come se non fossero mai abbastanza. Purtroppo si pone nei confronti del mondo con un modo di fare superiore e l’intima pretesa di sentirsi speciale proprio perché capace di soffrire tanto mettendosi sempre in discussione. Cosa che però la fa reagire con permalosità se qualcuno le fa un’osservazione che non si aspetta. Tutto ciò le fa assumere un ruolo di vittima e spesso si relaziona attraverso la lamentela o la polemica. Soffre nel rimanere anonima in un gruppo e il suo finto desiderio di passare inosservata la fa sentire offesa quando gli altri non le mostrano l’attenzione speciale che si aspetta. Il problema è che vorrebbe suscitare ammirazione ma questo non le riesce perché, nonostante tutta la buona volontà e la brillante intelligenza non suscita né meraviglia né stupore. In fin dei conti è sempre stata la figlia “brava” , studiosa, volenterosa, non quella istrionica e originale come lo è la sorella! Pur scegliendo le cose che le piacciono di più, pensa sempre a come potrebbe vestirsi Ilaria, a cosa si porteranno o quali nuove avventure racconteranno. Luca è l’unico che conoscendola, cerca di prenderla in giro smorzando quella pesantezza che Lucia si porta dietro come un’energia che la tiene ancorata a terra anche se potrebbe volare leggera.

Dal suo racconto ciò che mi colpisce è la tenacia con la quale si batte per ottenere le cose che desidera e che ritiene giuste. Un merito importante, perché è una persona affidabile con un profondo senso civico, piena di iniziativa e buone intenzioni che le hanno permesso di ottenere un buon posto di lavoro.

Ma la vera tenacia sta nel voler rimanere attaccata a questo tipo di comportamento con ostinata caparbietà, come se fosse la vita a dover accorgersi di lei!

Quel poco amore di sé e quella continua attenzione verso ciò che non ha  non le fanno vedere quanta bellezza e unicità ci sono in lei.

Come dice Bertrand Russell: “Ci si può liberare dell’invidia gustando le gioie che si trovano sul proprio cammino, svolgendo il lavoro che si deve svolgere, ed evitando di fare confronti con coloro che reputiamo, forse erroneamente, molto più fortunati di noi”.

E allora decido di farle da specchio. Le faccio vedere ciò che possiede, lo rinforzo e le domando:

  1. Come fai a sapere quando hai mangiato a sufficienza? Quando sei stanca? Quando è il momento di spegnere la luce per dormire?
  2. In che modo puoi sentire quando una qualsiasi esperienza è abbastanza per te?
  3. È possibile costruirsi un’immagine di sé senza paragonarla a qualche ideale?
  4. Qual è la tua via?
  5. Puoi immaginare un riferimento che sia autentico e in linea con chi sei e che non si nutra di paragoni?

La filosofia esistenziale in questi casi può dare degli ottimi spunti di riflessione.

Siamo caduti qui per caso, forse. Non siamo da un’ altra parte. Siamo qui, viviamo questa vita. Non sappiamo se c’è o meno un motivo. Ma una cosa la possiamo considerare. Se stiamo passando il nostro tempo a leggere o a scrivere o con qualsiasi altra attività, siamo fortunati!

Avere delle ambizioni è importanti ma lo è ancora di più riconoscere ciò che si possiede con gratitudine. Questa è la base da cui partire verso altri orizzonti. Se non si parte da qui, qualsiasi meta alimenterebbe quel vuoto cosmico che spesso ci fa vivere un’esistenza bulimica.

 

 Per approfondire

Etty Hillesum, Diario, 1941-1943, a cura di J. Gaarland, Adephi, 2000

Rollo May, L’arte del counseling, Astrolabio, 1991

Vito Mancuso, Il bisogno di pensare, Garzanti, 2017

Claudio Naranjo, Carattere e nevrosi. L’enneagramma dei tipi psicologici, Astrolabio, 1996

Fritz Perls, Patricia Baumgardner, L’eredità di Perls. Doni dal lago Cowichan, Astrolabio, 1983

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