Specchio specchio delle mie brame …

Alcune persone non pensano di poter vivere una vita diversa da quella che si sono costruite. Soprattutto se la posta in gioco è perdere tutto!

Poi qualcosa si incrina, il mondo non risponde più come ha sempre fatto ed improvvisamente ci si trova a domandarsi se tutto ciò che si è costruito ne valeva davvero la pena.

Di seguito descrivo la storia di questa cliente che non avrebbe mai pensato di intraprendere un percorso di counseling ma che grazie ad una  conoscenza condivisa,  ha deciso di mettersi in gioco.

***

Barbara siede alla scrivania del proprio studio con una nuova luce nello sguardo. Stamattina si è alzata presto e ha iniziato la giornata con una  bella corsa prima del lavoro. Sa di essere una donna attraente e ci tiene parecchio alla sua immagine tanto da non uscire mai di casa senza trucco. È una di quelle donne pragmatiche e razionali con una capacità di controllo molto forte sia su se stessa che sugli altri. Ha sempre desiderato una buona posizione sociale e per questo ha sempre lavorato duro, facendo più del suo meglio. È particolarmente talentuosa e caparbia nel perseguire i suoi obiettivi avendo scelto di lavorare in un luogo prevalentemente maschile come quello dell’ avvocatura. L’ambiente è molto competitivo e Barbara sa che deve lottare per salvaguardare il prestigio raggiunto. Dopo tanti anni di duro lavoro è la regina incontrastata del Foro dove dirige il suo staff con un modo di fare apparentemente alla buona ma che sotto sotto fa trapelare il suo snobismo e un forte senso di superiorità.

La sua fitta rete di conoscenze la collocano al centro della vita mondana ed intellettuale. Fin dalla scuola di specializzazione ha sempre cercato di ottenere l’apprezzamento degli altri conquistando il successo mostrandosi efficientissima e simpatica. Vive come se il mondo fosse un palcoscenico dove tutti fingono e dove la finzione è l’unica via per mantenere il successo. Tutto questo però, le costa una profonda fatica perché sente di dover stare sempre all’erta non potendosi mai fidare completamente di qualcuno.

Da bambina sentiva che avrebbe ottenuto l’amore dei suoi genitori proporzionato ai successi che conseguiva. Quarta figlia di un commerciante, Barbara non ha mai sperimentato l’autenticità per paura di non essere all’altezza delle aspettative. Allora, la finzione è diventata un secondo abito, tanto che anche nell’ intimità non riesce a staccarsi dalla sua immagine di donna arrivata e pienamente soddisfatta.

Ma la vita non può essere sempre controllata e quest’anno dovrà affrontare l’ennesimo divorzio. La sua rigidità e l’incapacità di contattare il suo vero sé l’hanno sempre portata a fare scelte sbagliate. Infatti ha spesso provato attrazione sessuale per uomini che però non ha mai amato o vice versa ha amato uomini senza provarne attrazione. È sempre riuscita a tenere a freno le sue fragilità se non in alcuni momenti in cui ha perso il controllo con manifestazioni isteriche e soltanto in situazioni specifiche. Come con i figli che non riesce a comprendere. Vorrebbe che tutto fosse perfetto ma i due maschi non ne vogliono sapere di studiare e la femmina non le parla da quando le ha impedito di frequentare un ragazzo conosciuto al camping con un’estrazione sociale non all’altezza delle aspettative.

Per questi motivi il suo personal trainer che si occupa anche di pratiche orientali mi ha chiesto di aiutarla a riappropriarsi della vera immagine di sé,  discriminando tra ciò che sente davvero e ciò che sente nel suo ruolo.

Nell’ immagine idealizzata, infatti,

c’è troppa volontà e poca autenticità!

Procedo con molta delicatezza e lasciandomi trasportare dall’intuizione,  ho iniziato a farle qualche domanda:

  1. Di cosa hai bisogno per sentirti a tuo agio nell’esistenza?
  2. Quali sono i momenti della tua vita in cui ti sei sentita pienamente soddisfatta?
  3. Quali sono i momenti della tua vita in cui ti sei sentita intimamente soddisfatta?
  4. Coincidono?
  5. Quali sono le emozioni che vivi di più durante la tua giornata?
  6. Ci sono cose che vorresti fare o dire e che per qualche motivo trattieni?
  7. Cosa succederebbe se ti lasciassi andare?

Sentirsi nella propria pelle non è cosa semplice, soprattutto se per qualche motivo si è scelto di indossare quella di qualcun altro. Il problema è che nel personaggio possiamo starci per un breve periodo.

Se il tempo si prolunga, qualcosa comincia ad incrinarsi.

Il punto, in questi casi, è ritrovare il piacere di vivere pienamente dentro se stessi, coerentemente e con coraggio!

Per approfondire

Rollo May, L’arte del counseling, Astrolabio, 1991

Vito Mancuso, Il bisogno di pensare, Garzanti, 2017

Claudio Naranjo, Carattere e nevrosi. L’enneagramma dei tipi psicologici, Astrolabio, 1996

Fritz Perls, Patricia Baumgardner, L’eredità di Perls. Doni dal lago Cowichan, Astrolabio, 1983

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