Misura la felicità al lavoro

Nell’articolo Felicità al lavoro ho elencato ciò che crea infelicità e ciò che invece crea gioia professionale: piacere Eudonico, piacere Eudaimonico, piacere Telico.

Gli studi[1] ci dicono che per capire qual è il livello di felicità che ogni individuo raggiunge al lavoro si possono osservare 4 indicatori:

  1. Potere e responsabilità 
  2. Interdipendenza 
  3. Impatto sistemico 
  4. Visione di lungo periodo 

Questi indicatori/driver si applicano per la misurazione sia della felicità dell’organizzazione che di quella di ogni singolo collaboratore che lavora al suo interno. L’idea di fondo è che si possa migliorare solo ciò che si può misurare

Potere e responsabilità 

Incidere sulla realtà, modificandola contribuendo al suo sviluppo. Molto spesso i lavoratori si trasformano in persone che si pongono dei limiti dati da condizionamenti e da abitudini mentali esattamente come gli elefanti indiani che vengono incatenati da piccoli e quando sono adulti credono di non poter più essere liberi. Il presupposto di questo primo driver è che l’essere umano ha un potere di influenzamento sulla realtà. Questo non significa che possiamo ribaltare o stravolgere una situazione ma che possediamo un potere creativo e trasformativo che ci consente di trovare un nostro modo di affrontare le cose e di rispondere consapevolmente alle situazioni difficili. 

Ogni lavoratore dovrebbe imparare a riconoscere i confini della propria sfera di influenza e a definire il proprio grado di controllo sulle dinamiche lavorative. Ci saranno infatti situazioni in cui non si potrà esercitare il proprio potere direttamente, ma dove è possibile solo circoscrivere le proprie responsabilità.

Interdipendenza

Nell’età adulta l’essere umano acquisisce la piena consapevolezza dell’importanza delle relazioni umane. Il desiderio di stringere rapporti d’amore, d’amicizia e di lavoro è connesso all’idea che il legame con gli altri sia funzionale al raggiungimento di un bisogno comune di felicità. Noi umani siamo talmente relazionali che quando rimaniamo soli attiviamo subito un dialogo interno persino con noi stessi e cominciamo a parlare con noi stesse persino ad alta voce. Sul lavoro può capitare di intraprendere dinamiche negative di dipendenza che prevedono relazioni sbilanciate in favore del: “tu mi risolvi il problema”; oppure di dipendenza che si esplicita in relazione sbilanciate tipo: “solo io mi adopero per trovare una soluzione“. L’interdipendenza e la massima maturazione dell’individuo dove i bisogni di tutte le persone coinvolte vengono legittimati. 

Impatto sistemico 

L’impatto sistemico è l’effetto di ammirazione ed emulazione che producono i lavoratori felici su tutti coloro che stanno intorno, dai colleghi fino al mondo al di fuori delle mura aziendali. Il driver dell’impatto sistemico prevede che ogni collaboratore usi i propri talenti in coerenza con i valori del contesto in cui lavora. Questo driver non può prescindere dalla presenza degli altri e dalla ricerca di una relazione di interdipendenza.

Visione di lungo periodo 

Per visione di lungo periodo si intende la capacità di proiettarsi nel futuro, abbracciando un progetto a lungo termine di cui si costruisce un pezzo giorno dopo giorno.

Tanto più le persone riescono a mettere il lavoro con obiettivo a lungo termine tanto più saranno in grado di trovare la motivazione che consente loro di lavorare in modo più pieno e gioioso. Infatti il lavoratore pienamente felice è proprio colui che ha trovato la sua vocazione, la sua visione di lungo periodo e ogni giorno ci lavora.

Le persone con una visione a lungo termine sono in grado di allenare la capacità di rimandare la gratificazione immediata, preferendo non accontentarsi del piacere derivante dal qui ed ora cioè il piacere edonistico. Attivare questo driver significa acquisire la capacità di dare il giusto peso alle fatiche, ai fallimenti e alle complicazioni momentanee, ridefinendole in modo funzionale e tenendo sempre a mente qual è la meta da raggiungere. Per l’attivazione di questo driver la passione senza dubbio è la benzina più forte. Questo driver è il più difficile da conquistare perché prevede tanti momenti di frustrazione e la capacità di giorno in giorno di ricordarsi lo scopo del proprio lavoro.

Se sei interessata/o a misurare il tuo livello di felicità al lavoro e vuoi migliorare la tua condizione professionale contattami. Se lo ritieni utile puoi condividere l’articolo sui tuoi canali.

 Grazie per il tuo tempo!


[1] Basile, Poletti, La felicità della giraffa, Etabeta, 2020

Pubblicato da Dott.ssa Anna Perna

Formatrice ad approccio umanistico filosofico e Gestalt Counselor. Umanista convinta, mi occupo da oltre 15 anni di apprendimento continuo, di sviluppo della persona e delle comunità. Sono appassionata d'arte e di viaggi e per questo sempre in cammino.

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