Quali sono i nostri autentici desideri?

Sul teatro se ne sono dette tante ma una cosa è certa: è l’unico spazio in cui ci si può concedere di essere se stessi grazie alla finzione. Il suo potere è catartico.

Intendo il teatro un mezzo  di narrazione e di relazione comunitaria. Nel racconto c’è il risveglio di una memoria, la ricerca di una storia appartenente al vissuto personale come storia vera, o come memorie di luoghi scomparsi o storie verosimili.

Ma ciò che è estremamente stimolante è che nel raccontare qualcosa ad un pubblico si innesca una spirale emozionale che fluisce in un tempo lento e che riscopre il valore delle parole e dei gesti per ritrovare l’umano.

Trama

Foto di famiglia

7 cugini vengono accolti dal Notaio Garrani Lotti nella villa di famiglia del defunto zio Tony, per ricevere le sue disposizioni testamentarie. Bianca, Duccio ed Emma sono fratelli, Aldina è la sorella maggiore di Gino, Clemente e Clelia sono figli unici. Appartengono ad una famiglia numerosa, proprietari terrieri da generazioni, che durante la Seconda Guerra Mondiale ha subito gravi danni economici. I cugini si ritrovano dopo tanti anni e le loro vite hanno preso direzioni molto diverse.

Alla sua morte lo zio lascia un bizzarro testamento in cui decide di donare tutto il suo cospicuo patrimonio compresa la Villa, ai frati francescani del paese, a meno che i suoi nipoti non riescano a trovare un modo per dividersi i beni sulla base dei propri reali desideri. I protagonisti saranno costretti a cercare quell’ autenticità che serve per legittimare i propri sogni, incalzati dalla strana energia che emana la Villa. Così,  mentre si dispiegano le vite e i più intimi pensieri, si susseguono dialoghi che alternano momenti ironici,  introspettivi e altri di vera e propria guerriglia fratricida. Ma nello stesso momento in cui gli astanti stanno per trovare la soluzione, un improvviso cambio di ritmo sembra indirizzare la conclusione altrove, lasciando il pubblico in bilico tra la risoluzione del rebus e la suspense.

Trailer

Note di regia

Il lavoro che abbiamo realizzato è nato durante il lockdown. In quei momenti di confinamento ci siamo domandati cosa fosse davvero importante e quali fossero i desideri che vale la pena inseguire. Abbiamo scelto di ambientare la trama nel 1957, un periodo ancora influenzato dalla Seconda Guerra Mondiale ma con un occhio verso un futuro pieno di speranze. Un tema improvvisamente attuale considerando gli ultimi accadimenti della guerra in Ucraina.

Il tema riguarda i nostri desideri ma non quelli di superficie, bensì quelli autentici. E per scoprirli c’è bisogno di scendere in profondità perché sopra ci sono vecchie abitudini, false convinzioni, fantasmi di voci introiettate che ci portano a confonderli con i bisogni. Uno dei protagonisti infatti, si domanda: “chi può dirci quello che vogliamo davvero? consapevole di essere uno dei pochi fortunati ad avere già quello che desidera.

Infondo, i desideri sono lo specchio della nostra anima rappresentata in mille modi. Dalla favola del mago di OZ, passando per il Manuale di Epitteto, le Preghiere della Torre di Tommaso Moro, Etica di Spinoza, Carattere e nevrosi di Claudio Naranjo, fino ai Ritratti del Desiderio di Massimo Recalcati. Perché il desiderio rimane comunque un antidoto contro il cinismo. Guardando le nostre foto del passato cosa direbbero quei bambini alle persone che siamo diventati oggi?

Questo spettacolo è volutamente simbolico nella scenografia quasi spoglia se non per 8 cubi bianchi come le anime dei protagonisti che, durante tutta la durata della rappresentazione, vengono spostati come i nostri pensieri fino a trovare la loro giusta collocazione che non a caso è identica a quella iniziale. Abbiamo voluto abbandonare la pretesa del vero per esplorare la dimensione della finzione perché alla fine l’unica cosa davvero autentica è ciò che risuona dentro ciascuno di noi.

Anna Perna

Pubblicato da Dott.ssa Anna Perna

Formatrice ad approccio umanistico filosofico e Gestalt Counselor. Umanista convinta, mi occupo da oltre 15 anni di apprendimento continuo, di sviluppo della persona e delle comunità. Sono appassionata d'arte e di viaggi e per questo sempre in cammino.

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