Creatività: essere e divenire

Nonostante la ricerca di una costante sicurezza, i
filosofi antichi ci hanno spiegato che il nostro mondo e l’ordine di tutte le
cose, sono nati dal Caos e continuano ad evolversi senza mai stare
fermi.
Del resto anche i fisici moderni che studiano il comportamento
delle particelle minuscole, sono giunti alla stessa conclusione. “Il
mondo è fatto di reti di baci, non di sassi
” dice il fisico
quantistico Carlo Rovelli[1].

Questo pone l’antico quesito: cosa siamo noi esseri umani?
Entità? Ma il mondo non è fatto di entità ma di accadimenti che si
combinano.
Rovelli per trovare una risposta logica guarda le leggi
della termodina
mica, gli scritti del Buddha, i miti dell’induismo e alla
saggezza dell’antica Grecia.

Quindi noi siamo il frutto di un intreccio di relazioni ed eventi. Tutti noi
siamo una somma di pezzi mobili e di frammenti, un insieme di
capacità, di talenti e di esperienze. Ma soprattutto siamo un insieme di
possibilità che si evolvono continuamente.

Tutto questo ci fa capire che non dobbiamo dimenticarci dell‘immenso
potenziale creativo
che risiede nel non essere imprigionati in una
forma sola e in un disegno prestabilito. Imprigionati in un unico abito, molto
spesso crediamo di essere portati per una sola cosa.

E se scoprissimo di avere non una ma molte vocazioni?

E se invece di sentirci identificati con una sola professione ci rendessimo
conto che possiamo sentirci realizzati facendo più attività e che il lavoro non
è l’unico ambito di affermazione?

Allora ti chiedo qual è l’altra ipotesi di te?

A mio avviso l’instabilità di questo periodo storico ci spinge ad allargare
costantemente il nostro orizzonte e ad apprendere di volta in volta le abilità
necessarie a fronteggiare i cambiamenti. Per quanto riguarda la nostra vita non
si tratta tanto di trovare un lavoro ma di costruire un percorso di vita, di scrivere la
nostra storia.

Perché il futuro è un mistero. Una finestra, un’attesa imprevista. È
territorio del possibile e della progettualità.
Ed è per questo che mi
sono sempre interessata alla parte creativa dell’esistenza.

Siamo grazie alle radici e attraverso le radici ci formiamo.
Le scienze umane indicano nella nostra storia personale la base di partenza per
poterci conoscere. Ma l’esistenza è una cosa bizzarra. Si passa necessariamente
la prima parte della vita a darsi un’identità per essere individui con
carattere e perciò persone. A volte in modo autentico altre in modo
costruito, del tutto inventato e virtuale.

Se poi si ha coraggio, creatività, intuito e un
po’ di fortuna
(caso? fato?), si riesce anche a lasciare
un’impronta
. Che è il solo modo di trovare il proprio posto in questa
terra. Poi verso la fine, bisogna ritirarsi e iniziare un lungo cammino per
lasciar andare e non essere più.

Forse era questo che voleva dire Amleto e a questo sarebbe
importante educarsi, ad essere, a divenire e a non essere più. Impermanenza.
Come insegna il buddismo. La riflessione sulla morte è stata infatti
il principale stimolo allo sviluppo della filosofia. “Come ogni essere vivente,
l’uomo subisce la morte, ma a differenza di tutti gli altri la nega con le sue
credenze nell’aldilà. La morte è infatti l’avvenimento più naturalmente
biologico ma anche il più culturale, quello da cui nascono la maggior parte dei
miti, dei riti e delle religioni”.[2]

Nella sua opera del 1927 intitolata Essere e tempo, il
filosofo tedesco Martin Heidegger parlò di autenticità della
vita
, ovvero di una vita vissuta appieno facendosi consapevolmente
carico della propria individualità e libertà. A fondamento di questa “vita
autentica” stava la presa di coscienza della propria finitezza:
l’uomo è un essere-per-la-morte, dotato di un tempo
limitato di vita che lo separa dalla sua nascita alla sua morte. Accettare la
propria finitezza, unica fonte di senso della nostra esistenza, è presupposto
necessario della vita creativa. Se Platone riteneva che filosofare
fosse imparare a morire, Heidegger ritiene che la morte dia senso alla
vita umana, obbligando ciascuno di noi a dare significato alle proprie azioni
nel tentativo di valorizzarle. E per dare un senso bisogna creare
giorno dopo giorno qualcosa che prima non esisteva.

È chiaro che ciascuno di noi può vivere inautenticamente seguendo
percorsi tracciati da altri, accettando che la vita modifichi la propria
natura. Possiamo persino immaginare un’eternità attraverso la costruzione di
Avatar perfetti e presenti nel presente, anche se non ci siamo più… perché chi
lo dice che quello che stai leggendo non sia frutto di un’illusione e io sia
ora in un altro luogo?

In alternativa è possibile scoprirsi e darsi un’anima con
un destino. Per fare ciò è necessario entrare nella dimensione della
consapevolezza con l’intenzione di immaginare un’ipotesi di sé nel
mondo.

Riflessioni

  • Come vuoi che sia la tua vita?
  • Che persona vuoi essere?
  • Quali sono i talenti che puoi mettere
    a disposizione della comunità?
  • Qual è la tua impronta?
  • Quale il tuo contributo?

Se hai voglia di giocare ti consiglio di scoprire quali sono i tratti della tua personalità.

Ricorda che i tuoi talenti se messi a disposizione delle infinite
possibilità che esistono al mondo, possono rendere te una persona ricca e fare
un dono anche agli altri.


 


[1] C. Rovelli, L’ordine del tempo, Adelphi

[2] E. Morin, L’uomo e la morte, Meltemi Editore

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Se lo ritieni utile puoi condividere l’articolo. Se vuoi approfondire o iniziare un percorso scrivimi. Grazie per l’attenzione!

Pubblicato da Dott.ssa Anna Perna

Formatrice ad approccio umanistico filosofico e Gestalt Counselor. Umanista convinta, mi occupo da oltre 15 anni di apprendimento continuo, di sviluppo della persona e delle comunità. Sono appassionata d'arte e di viaggi e per questo sempre in cammino.

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