Baba Jaga

Nella tradizione russa, è una vecchia spaventosa, con una gamba fatta d’osso, che si sposta tramite un mortaio con l’aiuto di una scopa. Ai giorni nostri è una saggia signora con esperienza, intuito e uno spiccato velo di mistero.

Baba Jaga è un personaggio fiabesco ma ho capito di aver passato 7 anni insieme a lei nel mio percorso terapeutico ed iniziatico. L’ipotesi più credibile è che in passato venissero chiamate in questo modo le erboriste che raccoglievano erbe curative a seconda delle fasi lunari e delle stagioni. Preparavano decotti e liquori e quando ne hanno voglia predicevano il futuro.

Ovviamente mangia i viandanti occasionali che giungono presso la sua piccola casa, la quale si erge su zampe di gallina ma quando le sei simpatica si diverte soltanto a spaventarti.

Per Varvara Dobrovol’skaja, folclorista, Baba Jaga è un personaggio entrato nella fiaba quando sono caduti i miti e i riti ad essi associati. Può essere legata al personaggio della sacerdotessa che si occupava delle iniziazioni.

Si usa collegare la sua origine con quella di un personaggio del mondo sotterraneo, del mondo dei morti, il più delle volte con i serpenti, ma quando l’ho incontrata io vestiva con sobri tajer e vistose collane.

In Vassilissa la bella, questa strega incarna il volto di tutti i torti subiti, di tutte le delusioni sofferte, di tutti i dolori, di tutte le colpe mai commesse, di tutte le vergogne mai scoperte, di tutte le lacune della nostra inconsapevolezza. Ecco perchè è così difficile incontrarla ed è però solo attraverso di lei che possiamo riavere il fuoco vitale della nostra anima: l’amore, il perdono e la consapevolezza. Tutto ciò a patto che ti prenda sotto la sua ala e che giochi un po’ con te.

Il mortaio che solitamente usa per ridurre in polvere le sostanze, ci rimanda al gesto di pestare l’anima, come riduce in polvere i nostri pensieri l’ansia, come si mescolano in noi le emozioni e i rimorsi che non riusciamo a digerire.

La casa di Baba Jaga si erge su una zampa di gallina. La casa è il simbolo della nostra casa interiore e del nostro io più profondo. Un io che scava per terra, nella ragione, in cerca di cibo o certezze. Una casa che cammina da sola come la nostra anima errante. Una casa che ha maniglie fatte con dita di mani e di piedi,  simbolo delle nostre azioni, e il chiavistello è un grugno di denti appuntiti che sono la presa di coscienza e l’ingresso verso l’intuizione. Molto più spesso è una normalissima dimora con poltroncine comode o scomode a seconda dei giorni e degli umori. Ma se si osserva bene, è facile trovare qualche segno magico.

A questa strega piacciono le menti brillanti e fornite di intuito. Quando Vassilissa fa domande, lei risponde rapida:”chi troppo vuol sapere presto invecchia“. Con questa frase allude al fatto che per entrare nei misteri bisogna essere pronte. E per essere davvero pronte bisogna prepararsi, bisogna superare delle prove.

7 anni circa è il periodo di cui una donna ha bisogno per passare ad una fase successiva. E solo ora mi rendo conto di quanto deve avermi sopportata ogni volta che impaziente, le chiedevo:” Ma quanto manca ancora?” 7 è io nunero accordato sui cicli della luna, ed è ricorrente nel tempo sacro: 7 giorni della creazione, 7 giorni della settimana ecc. La vita della donna si divide in 7 fasi di 7 anni ciascuna e in ogni periodo avvengono certe esperienze spirituali che nin comprendono necessariamente l’età cronologica di una donna. Sono cicli di completamento.

Tratto da “Donne che corrono coi lupi” di C. Pinkola Estes

Ci sono poi altre immagini simboliche come i tre cavalieri: quello bianco, quello rosso e quello nero. Essi sono rispettivamente la ragione, il sentimento, il buio dell’inconscio; oppure nascita, crescita e morte della vita a seconda delle interpretazioni.

La nostra Strega psichica non ci darà mai pace e neppure quella in carne e ossa. Nel senso che interiormente ci incalzerà sempre, ma una volta conosciuta questa dimensione si capisce che è un istinto alla crescita, ad andare oltre, che ci sprona ad usare il nostro intuito selvaggio per non cadere in comuni convinzioni, incitandoci sempre alla ricerca.

La mia Baba Jaga si chiama Paola e la porterò sempre nel cuore e se arriverò a completare la mia iniziazione diventerò anche io come lei.

Pubblicato da Dott.ssa Anna Perna

Formatrice ad approccio umanistico filosofico e gestalt counselor. Umanista convinta, mi occupo da oltre 15 anni di apprendimento continuo, di sviluppo della persona e delle comunità.

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