Moral distress e l’aiuto del counseling

Il termine Moral Distress o Disagio Morale è stato coniato dallo studioso di Etica Andrew Jameton, per descrivere i sentimenti negativi che sorgono quando si sanno bene quali sarebbero le condotte da tenere ma il contesto non lo consente. È un fenomeno molto comune soprattutto nelle professioni che si prendono cura delle persone come succede nella serie Homecoming.

In questo thriller la protagonista Julia Roberts interpreta Heidi Bergman una counselor desiderosa di offrire aiuto ai giovani soldati affetti da stress post-traumatico o da altri problemi derivanti dalla loro esperienza al fronte. Nel procedere del film susseguono intensi colloqui che portano uno dei soldati ad aprirsi e a compiere notevoli miglioramenti grazie ad un rapporto empatico, ironico e umano. Ma Heidi si troverà davanti ad un dubbio morale quando scoprirà il vero scopo dei colloqui. E in quel momento si troverà a dover decidere cosa è meglio fare per se stessa e per i suoi ragazzi.

Alla lunga il moral distress corrode non solo l’integrità professionale, ma può minare profondamente anche l’identità personale come avviene alla mia cliente Marta.

Marta  è un’ OSS specializzata che lavora in un reparto chirurgico come tanti, con 35 pazienti e con in turno 2 infermieri, 3 OSS e un amministrativo. A Marta viene assegnata una paziente che viene ricoverata con dolori lancinanti allo stomaco per un’ulcera peptica insieme ad altri sette pazienti, di cui tre in post-operatorio al primo giorno, tre con problemi medici complessi, e uno in attesa di dimissione. Durante il turno dell’operatrice Marta, Roberta la signora con l’ulcera, aveva fatto più volte ricorso al pulsante di chiamata, per ribadire che aveva dolore e chiedere aiuto. Marta, aveva potuto vedere che la sua paziente era sempre più preoccupata ed in difficoltà e che il suo dolore non era stato affatto alleviato dai farmaci prescritti dal medico di guardia.  Intanto, la pressione sanguigna di Roberta stava aumentando e la saturazione dell’ossigeno stava scendendo. Dopo aver chiamato inutilmente il medico invitandolo a rivedere la paziente, la collega informava il Coordinatore infermieristico della situazione, documentando la sua valutazione nella cartella clinica elettronica della paziente. Con così tanti pazienti da assistere l’OSS Marta si sentiva lacerata su come assolvere al meglio alle sue responsabilità professionali per ciascuno dei suoi pazienti. Sentiva di non poter fornire un’assistenza sicura e di alta qualità a nessuno dei suoi pazienti, e sentiva anche che stava fallendo come professionista che aveva preso in carico la signora Roberta. Alla fine del suo turno, Marta aveva confidato ad un’altra collega: “Come posso considerare me stessa una ‘buona OSS’ in queste circostanze? Dovrei aiutare i miei pazienti, non fare loro del male!”

Molti operatori del settore socio sanitario non sono sufficientemente in grado di riconoscere, individuare e agire in situazioni moralmente angoscianti. La stessa cosa può accadere agli insegnanti, agli assistenti sociali, agli infermieri, ai medici. A tutte quelle figure con un alto grado di coinvolgimento emotivo e relazionale.

Il primo passo è quello di riconoscere il disagio morale e prenderne consapevolezza. Per farlo è importante riflettere ed essere curiosi, dare un nome al dilemma etico che ci viene posto dinnanzi.

È inoltre importante riflettere in maniera positiva sulle motivazioni che hanno spinto a scegliere la professione, impegnandosi per ritrovare il benessere personale smarrito.

Con il counseling possiamo aiutare tutte le persone che vivono spesso questo fenomeno.  Via via che il percorso va avanti ci si accorge che è possibile trasformare il disagio morale in resilienza facendo un lavoro di consapevolezza che parte dalla rappresentazione di sé.

Con il percorso di counseling si stimola la consapevolezza per sapere chi si è e come ci si rappresenti nella vita, impegnandosi continuamente alla scoperta dei propri valori e in alcuni casi alla revisione degli stessi.

  • Si impara a coltivare le capacità di autoregolamentazione e si impara ad essere flessibili in situazioni etiche complesse.
  • Si impara ad avere la capacità di discernere i confini di integrità includendo l’esercizio delle obiezioni di coscienza
  • Si impara ad essere più risoluti e coraggiosi nella propria azione morale nonostante la resistenza o gli ostacoli.
  • Si impara a discernere quando si è esercitato lo sforzo sufficiente a soddisfare i propri obblighi etici ed essere al contempo realistici circa i propri limiti e le pressioni esterne.
  • Infine si impara a cercare un significato anche in mezzo a situazioni che minacciano la propria integrità o possono causare dissonanza con la propria sensibilità morale.

Pubblicato da Dott.ssa Anna Perna

Formatrice ad approccio umanistico filosofico e gestalt counselor. Umanista convinta, mi occupo da oltre 15 anni di apprendimento continuo, di sviluppo della persona e delle comunità.

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