Marta e le ferite del passato

Marta mi contatta circa un anno fa quando perde sua mamma. Chiede aiuto ma poi non si fa più sentire.

Per molte persone funziona così, si incuriosiscono ma non sono ancora in contatto con il bisogno e fino a quando non esce, nulla si muove.

Durante il lockdown comincia a provare l’urgenza e la necessità di condividere i suoi sentimenti ma accanto non trova nessuno disponibile ad ascoltarla come dice lei.

Donna di 65 anni, colonna portante della sua famiglia,  ha sempre trovato il modo di strappare un sorriso anche nei momentidifficili. Il confinamento le ha risvegliato vecchie ferite nel qui ed ora con la stessa intensità del passato.

Marta ha una storia affascinante. Figlia di italiani, è nata in una delle tante colonie africane e ha passato lì tutta la giovinezza fino all’Università. Poi, a causa dei disordini civili, è dovuta venire in Italia scappando con altre persone su un aereo militare. E con sé si è portata il “mal d’Africa”.
Per molti anni ha vissuto da straniera nel nostro Paese, fino a trovare il suo posto, costruendosi una famiglia e una professione gratificante.


Parlando della perdita dei suoi genitori, il padre molti anni prima e la madre circa un anno fa, ritorna spesso al tempo della sua vita africana e la sua riflessione si ferma lì. Lasciare il suo paese natale è stato un abbandono forzato, un taglio netto, repentino e non voluto.
Mi parla di un vasetto di poco conto che viene dal suo paese d’origine e che qualche giorno fa si è rotto. Lo descrive con con molti particolari e un sorriso che nasconde commozione.
Cerchiamo di ripercorrere i luoghi della sua sofferenza come fratture da curare e così viene l’idea di rimettere insieme tutti i cocci.

Scrive poi una bellissima lettera ad ogni sua parte ferita e con una dolcezza infinita,  abbandonandosi ad un pianto liberatorio.
Oggi Marta è  più serena. Sta ripercorrendo tutte le sue ferite accogliendole senza giudizio e anche se talvolta si sente triste, lo accetta senza spaventarsi.

(Ispirato ad un fatto realmente accaduto, mi sono concessa qualche licenza poetica per tutelare la mia cliente).

Pubblicato da Dott.ssa Anna Perna

Formatrice ad approccio umanistico filosofico e gestalt counselor. Umanista convinta, mi occupo da oltre 15 anni di apprendimento continuo, di sviluppo della persona e delle comunità.

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