Il volontariato, il Terzo settore e l’educazione affettiva

Quando avevo 16 anni mi era presa la fissa di voler aiutare a qualcuno. Sentivo una spinta verso l’altro che mi dava coraggio e voglia di mettermi in gioco. Così passai un’estate a fare lezioni ai bambini non vedenti. Questo mi ha fatto sentire utile, importante per qualcuno e anche coraggiosa, visto che fino a poco prima mi sentivo impacciata e terribilmente timida.

Sono convinta che questa propensione verso l’altro mi sia arrivata per via della mia storia personale e per l’influenza di figure di riferimento come la mia maestra, che hanno fatto del valore umano, sei sentimenti e delle relazioni qualcosa di fondamentale.

Che oggi la scuola abbia perso il suo ruolo nell’educazione affettiva è ormai risaputo. Oggi si chiede ai giovani di imparare meccanicamente delle skill che verranno utilizzate senza una vera capacità riflessiva, l’unica qualità del pensiero complesso adatto ad una società molto complicata e sempre più difficile da sostenere.

L’umanità non è sempre in progresso”, spiega U. Galimberti, “ma è caratterizzata anche da processi di regressione”. E un ruolo importante in tutto questo lo ha l’istituzione scolastica abbandonando il suo naturale ruolo educativo e formativo, per diventare luogo dove si producono verifiche e interrogazioni.

Perché la formazione non è l’istruzione: mentre l’istruzione è il passaggio di contenuti mentali da una testa all’altra, la formazione – se preferiamo l’educazione – è la cura della formazione del sentimento di una persona. E i sentimenti non sono naturali ma culturali.

Si imparano dal racconto dei miti, dalle nonne di una volta che ci raccontavano storie per farci capire cosa è il bene e cosa è il male, cosa è giusto e cos’è l’ingiusto; dai miti greci che erano una galleria di sentimenti e di passioni. Un mondo che non c’è più ma che è possibile frequentare attraverso la letteratura. E la scuola dovrebbe farti imparare cos’è l’amore in tutte le sue declinazioni, che cos’è il dolore, cos’è la tragedia, cos’è la noia, cos’è la disperazione. Ma docenti estenuati e poco appassionati, classi sovraffollate, dirigenti scolastici amministratori, genitori sindacalisti dei figli non favoriscono certo questo tipo di educazione!

Allora non rimane che la via del Volontariato.  Si è parlato di reinserire la leva militare ma penso sia decisamente meglio istituire un anno da investire nel Terzo settore. Essendo il volontariato un’attività di aiuto gratuito verso persone in condizioni di indigenza o che necessitano di assistenza o che fronteggiano emergenze occasionali, diventano il luogo adatto per apprendere dall’esperienza ciò che attraverso l’Istituzione scolastica e la famiglia non avviene più.

Sono state individuate diverse motivazioni (Snyder 2001) per approcciarsi al volontariato:

 valori personali (values): esprime la presenza di interesse umanitario per gli altri.

 comprensione (understanding): permette di mettere in pratica abilità, capacità e conoscenze che altrimenti rimarrebbero inespresse.

 valori sociali (social): permette relazioni significative con gli altri.

 carriera (career): permette di avere vantaggi per la propria carriera.

 protezione (protection): protegge l’Io dai sensi di colpa per essere più fortunato di altri o per sviare l’attenzione dai problemi personali.

 miglioramento (enhancement): vengono utilizzate le risorse positive dell’Io per accrescere la fiducia in se stessi e l’autostima.

L’opera di volontariato è svolta non solo a beneficio dell’altro, senza che il volontario riceva un compenso per il servizio prestato. Il volontario rende concreti i valori umanitari di aiuto e supporto per il prossimo, col fine di alleviare le situazioni di difficoltà e sofferenza in cui l’altro versa.

Aumentando le relazioni sociali e la conoscenza di realtà diverse, accresce non solo il proprio bagaglio culturale e la propria conoscenza delle realtà sociale entrando in contatto diretto con i sentimenti di cui abbiamo parlato all’inizio, ma diventa un luogo dove provare le emozioni con la conseguenza di scoprire che risonanza emotiva hanno dentro di sé gli eventi del mondo.  Ecco perché sono fermamente convinta che possa essere una vera “scuola” per apprendere sia la ragione che il sentimento.

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