I dubbi di Alessandro la e scrittura di sé

“…Però, che cosa vuol dire però? / Mi sveglio col piede sinistro/ Quello giusto Forse già lo sai/ Che a volte la follia/ Sembra l’unica via/ Per la felicità. C’era una volta un ragazzo chiamato pazzo/E diceva sto meglio in un pozzo che su un piedistallo …Ho deciso/ Di perdermi nel mondo/ Anche se sprofondo/ Lascio che le cose/ Mi portino altrove/ Non importa dove. Io, un tempo era semplice/ Ma ho sprecato tutta l’energia/ Per il ritorno… Applico alla vita/ I puntini di sospensione/ Che nell’incosciente/ Non c’è negazione … Svincolarsi dalle convinzioni/ Dalle pose e dalle posizioni Lascio che le cose mi portino altrove…”

Morgan, Altrove, 2003

Farsi la barba per Alessandro non è un problema perché dai tempi dell’università ha deciso di affacciarsi al mondo con quella peluria che in un primo momento cresceva incolta, per poi diventare sempre più morbida e parte integrante della sua immagine. Si guarda allo specchio con distrazione nascondendo l’orgoglio di vedere la propria immagine riflessa. Ma per uno che lo conosca bene sa da alcuni piccoli gesti, che ammira il proprio fascino.

Alessandro è un tipo riservato ed estroverso, ingenuamente innamorato di sé stesso e quando si muove lo fa con orgoglio ed eleganza. Con gli anni la sua indole ribelle ad ogni rigidità, imposizione e autorità si è un po’ mitigata soprattutto da quando insegna filosofia al liceo. È certo che non avrebbe mai potuto lavorare senza quella sensazione di libertà tipica di chi vuole il comando per non essere comandato! Nella scuola può soddisfare il suo bisogno di essere amato attraverso la capacità dialettica ed istrionica, sentendosi utile e adorando il dialogo con i ragazzi che lo ammirano e lo avvertono come un punto di riferimento.

Si muove con la passionalità e l’eleganza di un felino, cercando di tenere a freno l’impulsività che gli farebbe mandare all’aria la maggior parte delle pratiche burocratiche.

Di temperamento profondo, creativo e intuitivo, ha sempre mostrato una certa inclinazione per la scrittura e la musica, ma la sua incostanza lo ha continuamente penalizzato per quella sua infantile incapacità di rimandare la gratificazione e quindi di essere costante; perché, si sa per eccellere in una qualsiasi disciplina il solo talento non basta!

Pur mostrandosi audace e sicuro di sé, è un tipo profondamente tormentato soprattutto nei confronti della sua famiglia d’origine, che ancora non è a conoscenza della sua relazione con Giulio. Questa apparente clandestinità conferisce alla loro relazione un ché di originale e creativo ma poi diventa fonte di continue discussioni quando si avvicinano le feste comandate.

Il vero problema di Alessandro è che il suo essere è l’esito di una precoce frustrazione che lo ha fatto sentire svalutato da parte di sua madre, una donna molto forte che non ha mai accettato pienamente la sua vulnerabilità.

Il suo compagno non ha mai nascosto il disagio di questa situazione non pienamente dichiarata ma ama Alessandro e lo accetta nonostante il suo ostinatissimo orgoglio e l’assurda caparbietà nel volersi mostrare sempre forte e mai bisognoso dell’aiuto degli altri.

Alessandro mi contatta on line e mi chiede se possiamo vederci in questo modo perchè è dallo scorso confinamento che esce poco volentieri. E’ però molto motivato, soprattutto da quando Giulio gli ha chiesto tempo per riflettere sulla loro situazione. Alessandro vuole mettersi in gioco e crede fermamente di poter trovare la sua vera natura, quella di una persona solare com’è sempre stato.

Anche con questi nuovi strumenti riusciamo a fare un buon lavoro sui suoi talenti, cosa che ogni volta lo porta a prendere un po’ più di sicurezza in se stesso. Lo fa con un modo tutto suo, prima entrando in profondità, piangendo, arrabbiandosi e poi, con un colpo di coda, trova il modo per risalire con un motto di spirito che lo rendono davvero singolare.

Scrive tanto e mi scrive tante lettere, commenti e poesie. Nelle sue parole c’è tanta emozione e desiderio di essere ascoltato e accompagnato ma poi emerge la profonda consapevolezza che il pezzo finale, quell’ultimo miglio lo dovrà fare da solo. Come un atleta si dedica ogni giorno all’osservazione di sé e dei suoi stati emotivi. Attraversa i momenti difficili con una chiarezza e un’onestà davvero sorprendenti.

Infine, riesce a fare chiarezza per sé e per il suo futuro dandosi la possibilità di farsi conoscere dalla sua famiglia per quello che è, una meravigliosa creatura sensibile e istrionica.

(Ispirato ad un fatto realmente accaduto, mi sono concessa qualche licenza poetica per tutelare il mio cliente).

Pubblicato da Dott.ssa Anna Perna

Formatrice ad approccio umanistico filosofico e gestalt counselor. Umanista convinta, mi occupo da oltre 15 anni di apprendimento continuo, di sviluppo della persona e delle comunità.

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