Frequentare la giusta distanza

Empatia per coinvolgersi senza travolgersi

L’empatia è la capacità di comprendere appieno lo stato d’animo altrui, sia che si tratti di gioia, che di dolore. Con l’empatia possiamo cogliere i bisogni delle persone e il loro modo di percepire la realtà. È dunque, una capacità umana ma non scontata.

Ma cosa possiamo fare per comprendere l’altro senza lasciarci travolgere e vedere le cose in modo obiettivo?

Ci sono diversi approcci per descrivere questa capacità e tutti sono concordi nel riconoscere che sia un’attitudine dell’essere umano. Ci sono persone che lo sono di più, altre che lo sono di meno ma comunque sia un certo livello di empatia consente alla nostra natura relazionale di manifestarsi e di capire le persone. Per fare questo è necessario sviluppare una buona disponibilità all’ascolto e la capacità di immaginare un modo di sentire e di vedere le cose diverso dal proprio.

Per parlare di empatia bisogna considerare il concetto di

confine come «luogo della relazione».

E’ il luogo che segna la differenziazione tra sé e altro da sé e definisce le nostre singole identità. Dentro a quel confine ci sono i nostri bisogni, le nostre emozioni, le nostre convinzioni e il nostro modo di leggere l’esistenza. Di là dal confine ci sono tutti gli altri mondi, con i loro modi di sentire e di interpretare la realtà.

Chi è empatico riesce a mettersi nei panni degli altri senza, però, perdere la qualità della «giusta distanza» che garantisce la chiarezza dei confini. Perciò una persona empatica può comprendere perché una persona sia arrabbiata e insoddisfatta senza dover provare la stessa emozione. Dunque, si può essere empatici comprendendo il punto di vista dell’altro senza però doverla per forza vedere nello stesso modo.

La cifra che caratterizza questo atteggiamento è l’ascolto comprensivo e la naturale curiosità e opportunità di uscire per un momento dal nostro mondo per frequentare quello di un altro..

Ma quando inizio a provare le stesse emozioni dell’altro, quando non so più quali sono i miei bisogni e quelli dell’altro, allora non lo sono più. Infatti, la mamma che dice «come andiamo a scuola?» esprime una confluenza che spesso non le fa vedere le cose dalla giusta prospettiva. L’essere influenzati dall’umore e dalle preoccupazioni di una moglie, un amico, un collega o un capo, non sono empatia.

Infatti se provo le stesse emozioni perdendo la giusta distanza, allora non sono più nell’empatia ma in qualcosa di diverso. E’ un’identificazione che nei casi più estremi, mi fa perdere il contatto con le mie esigenze.

Lo sono i bravi attori che dimenticandosi di sé, riescono ad entrare totalmente nell’identità del personaggio senza scimmiottarlo e che con la grazia degli applausi, placano il timore di non essere nessuno!

Per essere empatici e comprendere l’altro bisogna, però, sospendere il giudizio e la valutazione personale.

Nel momento che esprimo un giudizio interpreto in modo soggettivo con il rischio di «proiettare» sull’altro ciò che penso, sento e percepisco.

Ma anche questo non è empatia!

Ci sarebbero davvero tante altre cose da dire sull’empatia ma ciò che importa alla fine è la pratica che si può fare per frequentarla un po’ di più. In questa sede posso solo accennare quali sono i passaggi necessari per poterla migliorare precisando che solo con un percorso approfondito d’aula o in privato è possibile scendere nelle situazioni per attuare un miglioramento.

In ogni caso i livelli sui quali si può lavorare portando consapevolezza sono essenzialmente questi:

  • Sospendere il giudizio per comprendere davvero il vissuto dell’altra persone
  • Riconoscere gli stati emotivi e osservare con quali entriamo in risonanza
  • Rispecchiare il comportamento della persona per creare una certa sintonia
  • Esplicitare ciò che si è percepito per instaurare una relazione chiara e trasparente

In conclusione possiamo dire che l’empatia è la capacità di relazionarsi mantenendo la qualità della  «giusta distanza».

È ciò che ci consente di non dimenticare il nostro confine ma per fare ciò è necessario intraprendere un viaggio interiore per non  travolgersi nel mare emotivo che spesso caratterizza i rapporti quando si hanno delle caratteristiche troppo simili o quando si è profondamente convinti che il proprio modo di vedere le cose sia l’unico possibile.

 

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