Il privilegio del dono

Nel mio lavoro incontro molte persone che, pur vivendo in condizioni stabili e sicure, mi confidano di sentirsi demotivate, disorientate, come se avessero perso il senso.
Hanno una casa, un lavoro, relazioni, possibilità. Eppure avvertono un vuoto silenzioso: la sensazione di inseguire obiettivi che non scaldano più.

Viviamo nella parte fortunata del mondo. E proprio per questo, a volte, smarriamo il significato.

Poi ci sono storie come quella di Nedam.

Nedam vive a Gaza. Le condizioni in cui si trova rendono difficile sostenere anche le spese essenziali: l’alloggio, i beni di prima necessità, la stabilità minima che permette di progettare il domani. Ogni mese è una prova di resistenza concreta.

Eppure, in questo contesto fragile, Nedam non ha perso il senso.
Vuole sposarsi. Vuole continuare a studiare. Vuole costruire una vita dignitosa. Non sogna l’eccezionale. Sogna la normalità.

Ed è qui che il paradosso diventa evidente.

Se ognuno di noi pensa ai propri contatti social — mille persone, forse di più — e immagina che mille persone donino 20 euro al mese, cosa accade?
Accade che una famiglia respira.
Accade che l’alloggio viene pagato.
Accade che uno studio può continuare.
Accade che un matrimonio non viene rimandato all’infinito.

Ma accade anche altro.

Viviamo in un tempo in cui l’individualismo ha promesso autonomia e ha consegnato solitudine.
Il dono ricostruisce legami.
Il dono ricorda che la nostra fortuna non è solo un privilegio da proteggere, ma una responsabilità da condividere.

Organizzare una raccolta fondi per Nedam non è stato un gesto impulsivo. È stata una scelta coerente con una domanda che mi accompagna da anni:
a cosa serve la nostra stabilità, se non diventa possibilità per qualcun altro?

Il dono non impoverisce.
Ridefinisce.

E allora la domanda non è solo: “Quanto posso dare?”
Ma: “Chi divento quando scelgo di dare?”

Se mille persone decidessero di prendersi a carico una famiglia, anche solo con venti euro al mese, cambierebbero due vite.

Pubblicato da Dott.ssa Anna Perna

Formatrice ad approccio umanistico esistenziale e Counselor Professionista Supervisore. Mi occupo da oltre 20 anni di apprendimento continuo, di sviluppo della persona e delle comunità. Sono appassionata d'arte e di viaggi e per questo sempre in cammino.

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