
Le storie sono da sempre ciò che tiene insieme le persone e le comunità.
Hanno il potere di muovere l’immaginazione, di aprire al sogno, di parlare direttamente ai sentimenti. Nei momenti critici sanno sollevarci, accompagnarci, fino a diventare parte del nostro paesaggio interiore.
Dopo aver letto il bellissimo libro illustrato A ritrovar le storie di Annamaria Gozzi, Monica Morini e Daniela Iride Murgia, ho sentito il desiderio di sperimentare l’antico gioco dell’Oca simbolico che viene proposto al suo interno.
Lo abbiamo attraversato più volte insieme alle detenute del carcere della mia città e fin da subito ne abbiamo riconosciuto la forza e la delicatezza.

Ne è nata un’esperienza simbolica pensata per creare ascolto, racconto e immaginazione condivisa.
Uno spazio lento e accogliente, dove le persone possono fermarsi, condividere storie, ascoltarsi e co‑costruire senso insieme.
Per me è un gesto di cura, ma anche profondamente umano e politico: un antidoto alla solitudine, alla diffidenza e all’indifferenza.
Un modo per abitare le relazioni, mettendo in gioco la nostra capacità di ascoltare, raccontare e intessere legami.

Qui sotto condivido una ballata che ho scritto per accogliere le persone all’inizio del gioco: un piccolo rito di apertura, un invito a sostare, a rallentare, a entrare nello spazio dell’esperienza.
Spero possa aprire curiosità e immaginazione.
Buona lettura ⚘️
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Qui si entra piano,
senza rumore,
con tasche vuote e un po’ di timore.
Si lascia alla porta la fretta e il mestiere,
le maschere dure, le frasi da dire.
Qui non si vince e non si dimostra,
non serve arrivare con una risposta.
Non c’è un traguardo segnato sul mare,
non c’è una rotta da dover spiegare.
C’è solo un cerchio che aspetta paziente
chi arriva carico e chi arriva con niente.
Ognuno con addosso il suo passo e il suo peso, strade interrotte, promesse sospese.
Ognuno ha una storia, anche chi non lo sa,
alcune fanno male,
altre chissà.
C’è chi ha perduto, chi torna ogni giorno,
chi cerca ancora un nome
ancorato al suo sogno.
(respiro)
Tireremo un dado, un gesto leggero,
non per fuggire, non
per davvero.
Ogni passo è un invito, non chiede ragione,
la parola che esce
cerca solo attenzione.
Qui si ascolta lento, come fa il mare
quando impara il segreto di chi sa restare.
Non si aggiusta il dolore, non si pesa il coraggio,
si cammina insieme, passo dopo passo del viaggio.
Se una storia trema, lasciamola stare,
se una ride, lasciamola fare.
Perché ogni racconto, storto o sincero,
ha diritto di stare e
di starci davvero.
Questo gioco non corre, non vuole finire,
torna sui passi per farci sentire
che il tempo non serve soltanto a scappare,
serve a sostare e assaporare.
(respiro lungo lungo)
Che il gioco abbia inizio,
senza clamore,
con quello che siamo, non con quello che appare.
Se il sogno è una casa, senza padrone,
stasera abitiamola, senza timore.
Perché stare in cerchio è già resistenza,
scegliere ascolto, sceglier presenza.
In un mondo che corre e divide le voci,
noi stiamo qui insieme, almeno per oggi.
***

Se senti che è tempo di abitare una vita più autentica, senza dover diventare altro da ciò che sei, scrivimi. Sarò felice di accompagnarti.
Grazie per il tuo tempo. ⚘️