Amo i libri. Li amo così tanto che sto perdendo la vista. Da quando ho scoperto il Kindle è un po’ migliorato perché posso scegliere un carattere degno di una talpa. Ma la lettura tecnologica non ha nulla a che vedere con i libri cartacei. Sfiorare la carta, annusare le pagine. Mi mancano persino le orecchie!
Il rapporto con i libri è qualcosa di intimo che ho scoperto grazie alla maestra che saggiamente ci fece conoscere La storia di Elsa Morante. Se fosse stato per i miei avrei smesso almeno trent’anni fa appena finito le superiori. E invece sono diventati i miei compagni di viaggio.
Ho iniziato molto presto con La storia infinita e Momo di Michael Ende, Il richiamo della foresta di Jack London, Pippi calzelunghe di Astrid Lindgren, L’isola del tesoro di Luis Stevenson e Piccole donne di Luisa May Alcot dove mi identificavo nella protagonista Jo e Il barone rampante di Italo Calvino che mi ha fatto vedere le cose dall’alto degli alberi.
Credo di essere affetta da librite acuta, una forma patologica che porta all’acquisto compulsivo di ogni genere e tipologia. Sono capace di leggere almeno 3 o 4 libri contemporaneamente. E ho scoperto che i libri sono incredibilmente terapeutici! Ultimamente li sto utilizzando come strumento di conoscenza e riflessione con i miei clienti e devo dire con ottimi risultati. Basta trovare quelli adatti e per farlo ho bisogno di leggere tantissimo! Comincio la mattina in bagno con qualcosa di leggero, poi continuo durante la giornata con i saggi e i manuali di lavoro. Tra un’attesa e l’altra leggo per lo più poesie così evito di sprecare il tempo delle file e prima di dormire mi rilasso con un buon giallo. Penso che questi misteriosi esseri viventi mi siano stati di compagnia in ogni situazione della vita. Talvolta meno noiosi delle persone perché sanno usare le parole del cuore e qualora dovessero stancarmi non faticherei ad interromperne la lettura.
Come scrisse Umberto Eco “Chi non legge, a settanta anni avrà vissuto una sola vita: la propria. Chi legge avrà vissuto cinquemila anni: c’era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l’Infinito. Perché la lettura è un’immortalità all’indietro”. Inoltre chi legge viaggia nello spazio e nel tempo, si riempie gli occhi di mondi inarrivabili e vive una vita piena e ricca. E io essendo ingorda di vita amo viaggiare!
Nel mio lavoro di Formatrice e di Counselor sono essenziali. Non solo per studiare e approfondire la materia ma per tenere allenata quella parte di immaginazione senza la quale non ci sarebbe empatia. E con i miei clienti sono spesso uno strumento per discutere dell’ esistenza, acquisire nuove prospettive e metterne in discussione altre. Non li citerò perché li potete leggere nella bibliografia. Ma una mente ricca ha bisogno di spaziare oltre i saggi.
Mi sono appassionata leggendo La domatrice di Agatha Christie, uno dei tanti romanzi che mi hanno intrigata esattamente come Il nome della rosa del maestro sopra citato, continuando con le avventure del commissario Montalbano di Camilleri e altri personaggi di quel colore.
Mi sono persa nei romanzi di Fëdor Dostoevskij in particolar modo in quel capolavoro dei Fratelli Karamazov o in qualcosa di più semplice ma non per questo meno profondo come Solo bagaglio a mano di Gabriele Romagnoli.
Mi sono avvicinata alla spiritualità grazie a Il profeta di Khalil Gibran, alle lezioni di Vito Mancuso, al pensiero di Simone Weil e Etty Hillesum. E ho conosciuto i meccanismi sociali grazie alla liquidità di Zygmunt Bauman per approdare in seguito alla filosofia orientale con Ichiro Kishimi, filosofo e counselor giapponese.
Ho capito l’importanza delle conseguenze delle azioni, della responsabilità e del rischio dell’indifferenza attraverso la potente voce di Hannah Arendt con La banalità del male che ha voluto indagare la bestia umana dell’olocausto. Ho conosciuto la politica dell’esistenza attraverso Tiziano Terzani e i suoi giri di giostra.
Ho compreso l’importanza della democrazia e il rischio dei totalitarismi attraverso Se questo è un uomo di Primo Levi, il Diario di Anna Frank e 1984 di George Orwell. E ho compreso le implicazioni culturali attraverso le lezioni di femminismo di Simone De Beauvoir con Il secondo sesso, passando per Via col vento di Margaret Mitchell, percorrendo La lunga vita di Marianna Ucria di Dacia Maraini e L’arte della gioia di Goliarda Sapienza fino alle pagine più audaci di Anais Nin e I monologhi della vagina di Eve Ensler. Mi sono interrogata sulle tragedie umane attraverso i classici greci a partire dall’ Odissea per approdare a Medea e Antigone.
Ho sempre desiderato scrivere un libro ma non avrei mai pensato di pubblicarlo.
O forse sì perché alle elementari oltre ad inventare storielle, mi dilettavo a cucirne la copertina. Al tema Cosa vuoi fare da grande la mia risposta fu la poeta! Con grande perplessità dei miei genitori che mi hanno trasmesso la convinzione di non avere le carte in regola per realizzare quel sogno, perché appartenente ad una classe sociale che non se lo poteva permettere. Così ho capito col tempo che non avrei potuto mantenermi scrivendo poesie e ho preferito usare le parole in modo diverso.
Ma quando si desidera fortemente e si segue il proprio daimon qualcosa poi succede. Infatti, grazie al sostegno del Doc sono riuscita a trovare il coraggio per pubblicare Poeticherie del riso. La presentazione l’ho fatta presso la memorabile libreria Tarantola di Modena che purtroppo ha chiuso qualche anno fa. Memorabile non solo per la realizzazione di un sogno ma per il coinvolgimento delle persone care che mi hanno sostenuto in tutte le mie follie. E tra il pubblico quella volta c’era anche la mia maestra, proprio colei che mi ha iniziato alla gioia della lettura e alla quale sarò per sempre grata.
Questo cammino è proseguito con la mia tesi di laurea sul Teatro come autoformazione che è stata in seguito pubblicata e si è poi trasformata in Attraverso la gentilezza. Leggere e scrivere al contrario di ciò che può pensare la gente è un atto relazionale che crea legami autentici. Ogni libro ha una genesi particolare e questo mi ha fatto conoscere le persone e i luoghi del Salento, visto che la casa editrice era proprio di là. E’ stata Maria Grazia, sorella e professionista a far conoscere un mio monologo ad Annalisa dell’allora casa editrice Zane che in seguito mi chiese di collaborare. Quella è stata l’esperienza che mi ha regalato il piacere di sentirmi una scrittrice. Peccato che sia durato il tempo di un desiderio che si avvera perché quella piccola realtà oggi non esiste più. E siccome il tema della gentilezza continua a riscuotere interesse, ho pensato di ripubblicarlo online per conto mio.
Ad ogni modo come autrice ho capito, di far parte di quella schiera di scrittrici che come sostiene Anna Maria Ortese, vivono per scrivere al contrario di altri che scrivono per vivere.
Ci sono libri con i quali ho litigato. Non ne ho accettato il presupposto e forse non incontreranno mai il mio modo di vedere le cose. Sono stati libri ostici perché li ho dovuti studiare nel mio percorso di studi. Detto ciò, è vero che ogni libro è stato un passaggio di crescita personale sia per quelli letti che quelli partoriti.
I libri di filosofia come quelli di poesie, per esempio, mi portano nella dimensione introspettiva di leggerezza. Per me sono un modo laico di avvicinarmi al divino.
Personalmente ho fatto del metodo maieutico il mio stile di insegnamento e di training con le persone che seguo, tanto da definirmi profondamente socratica. Mi piace la riflessione che porta al contatto con l’Infinito leopardiano. Ed è proprio per questa attitudine che ho finito per pubblicare La ballata dell’elefante, una lunga conversazione nata tra me e Cristiano che si è trasformata in un lungo dialogo tra due personaggi, con l’intenzione di agganciare il lettore coinvolgendolo in un circolo virtuoso che non cerca certezze ma sottolinea il valore del dialogo.
Sono del parere che un libro sia un buon libro quando stimola gli aspetti del sentire, crea inquietudine e lascia punti aperti per proseguire sul nostro cammino. Cosa che sento quando leggo i libri di James Hillman l’autore de Il codice dell’anima e altri testi meravigliosi.
Oggi mi sto riappropriando della leggerezza che, come direbbe Calvino, non è superficialità ma non avere macigni sul cuore e mi capita sempre più spesso di cercare libri con questa fragranza.
Credo che un lettore non potrà mai sentirsi completamente solo e il mio unico rammarico è che non avrò abbastanza tempo per leggere tutto ciò che vorrei. Ma la vita è così imprevedibile che non possiamo sapere cosa succederà.
Così mi godo le pagine del presente in attesa che si riempiano quelle bianche del futuro con l’augurio che la comunità di lettori continui a prosperare per il resto dei tempi e in attesa che qualcuno mi suggerisca una nuova avventura!

Grazie per il tuo tempo!