La potenza dell’arte

Continua la riflessione sull’arte e i suoi effetti benefici. E per farlo riprenderò le considerazioni del filosofo prussiano.

Nietzsche ne La nascita della tragedia a proposito dell’arte mette in evidenza la contrapposizione tra elemento apollineo e dionisiaco.

L’Apollineo è visione del perfetto, dell’idea, della forma come le statue greche che solitamente raffigurano divinità belle, giovani e muscolose.

Il Dionisiaco, invece, celebra elementi come l’ebbrezza e la passione. Esempi di arte dionisiaca sono la danza, il canto o la musica e nei riti dionisiaci, composti di danze, orge, consumo di carne cruda, i soggetti partecipanti erano sotto effetti di alcool. 

L’apollineo è visione, nel senso del sogno e mira alla perfezione della forma. Nel dionisiaco, invece, l’elemento principale è proprio l’ebbrezza da cui scaturiscono le forme artistiche. Il dionisiaco, a differenza dell’apollineo, è anche caratterizzato dalla sessualità e dalla voluttà.

L’artista presenta una forza sessuale da cui scaturisce l’opera d’arte e la sua produzione.

Espressioni come “fertile” o “sterile” sono quasi letterali in questo caso. Tutto dipende dall’energia sessuale in sé. La voluttà invece è determinata dal fatto che l’artista colma l’oggetto: egli abbellisce l’oggetto stesso. Questo abbellimento deriva dall’aumento di forza che trae l’artista dall’ebbrezza.

Nell’atto artistico che fa bene l’aspetto dionisiaco precede quello apollineo proprio perché è un atto di liberazione dell’energia creativa al di là della ricerca estetica.

Anche Nietzsche discute sul bello e il brutto nell’arte. La bruttezza viene considerata come una forma di abbassamento di potenza. L’arte brutta viene dunque condannata da Nietzsche come una non-arte.

L’arte è un rifugio dal reale, uno scappare dalla verità, come una dimensione al riparo dal vero e del quotidiano. Essa deve rappresentare la potenza, l’energia che sono proprie dell’artista.

Il metodo dell’artista descritto da Nietzsche consiste nel mettere la pienezza in un oggetto, finché quella pienezza non rispecchi la nostra stessa pienezza e gioia di vivere.

L’arte fa bene alla mente di chi la crea e allo spirito di chi la guarda. Recenti studi scientifici internazionali hanno infatti dimostrato che attiva aree cerebrali particolari, contribuendo anche ad alleviare stati di ansia, tensioni e depressioni, fino a normalizzare alcuni parametri vitali.

A partire da questi dati si possono fare le seguenti osservazioni:

1) l’essenza dell’arte sta nell’ atto della creazione.

2) L’atto di creazione è pensato come fine a se stesso, non come rivolto all’espressione di un significato. L’opera d’arte non significa assolutamente niente.

3) Bella è l’arte in quanto espressione della potenza della vita e della sua pienezza.

4) Se la natura dell’arte è pensata in base alla creazione, allora l’arte è associata all’esperienza dell’artista e alla co-creazione di esperienze attraverso lo sguardo del fruitore.

5) Essendo espressione della potenza dell’artista, l’arte può avere un’etica?

Riflessione

1. Prenditi un momento significativo per osservare una qualsiasi opera d’arte e rimani in contatto con l’emozione che ti suscita.

2. Prendi fogli, colori, giornali, forbici e prova ad esprimere ciò che senti rimanendo in contatto

3. Fai una sintesi dell’esperienza trovando un titolo a quello che hai prodotto.

Pubblicato da Dott.ssa Anna Perna

Formatrice ad approccio umanistico filosofico e gestalt counselor. Umanista convinta, mi occupo da oltre 15 anni di apprendimento continuo, di sviluppo della persona e delle comunità.

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