Ambiguità, controllo e adattamento: perché non possiamo evitare l’incertezza (e forse non dovremmo)

Negli ultimi tempi mi accade sempre più spesso di incontrare il tema dell’adattamento. Lo ritrovo nei contesti organizzativi, quando lavoro con gruppi che stanno attraversando cambiamenti, riorganizzazioni, nuove sfide professionali. E lo ritrovo negli incontri individuali, quando una persona arriva con la sensazione di non riuscire più a orientarsi, di sentirsi bloccata o di non riconoscersi nelle trasformazioni che sta vivendo.

A volte l’adattamento viene nominato esplicitamente. Più spesso emerge tra le righe, dentro frasi come “Non mi sento più in controllo”, “Non so come muovermi”, “Non ho abbastanza elementi per decidere”. In fondo, quello che affiora è quasi sempre lo stesso nodo: la difficoltà di stare dentro l’incertezza senza sentirsi sopraffatti.

Mi colpisce quanto questo tema sia trasversale. Non riguarda solo il lavoro o le relazioni, ma il modo in cui ciascuno di noi si posiziona di fronte all’ambiguità, al cambiamento, all’imprevisto. E mi colpisce anche quanto spesso l’adattamento venga frainteso: confuso con la rinuncia, con la rigidità o con la necessità di “reggere” tutto.

È da queste riflessioni, nate dall’esperienza sul campo e dagli incontri quotidiani, che prende forma questo approfondimento. Perché parlare di adattamento oggi non significa parlare di debolezza. Significa parlare di competenza, di consapevolezza e, forse, di una forma più matura di forza.


Viviamo in un tempo che ci illude di poter controllare quasi tutto. Pianifichiamo, organizziamo, definiamo obiettivi, costruiamo strategie. Eppure, nonostante l’impegno e la precisione, continuiamo a incontrare situazioni che sfuggono alla nostra previsione. Un colloquio che non va come immaginavamo. Una relazione che cambia senza spiegazioni chiare. Un progetto che si trasforma mentre è ancora in corso. L’ambiguità non è un incidente di percorso. È una dimensione strutturale dell’esperienza umana.

Quando l’ultima volta hai sperimentato qualcosa che non potevi controllare del tutto?


Adattarsi non significa resistere a tutti i costi, né sopportare passivamente ciò che accade. Non significa nemmeno controllare rigidamente ogni variabile. L’adattamento è un movimento più sottile. È la capacità di modificare le proprie strategie quando la realtà cambia, di rivedere le interpretazioni iniziali, di tollerare l’incertezza senza paralizzarsi. È il tentativo continuo di mantenere un senso di efficacia personale anche dentro i limiti. Non è controllo totale, ma nemmeno resa. È un equilibrio dinamico tra ciò che dipende da noi e ciò che non dipende da noi.

Davanti a un cambiamento improvviso, tendi a irrigidirti o a riorientarti?


In psicologia esiste un concetto che aiuta a comprendere questo equilibrio: il locus of control. Indica il modo in cui attribuiamo le cause degli eventi della nostra vita. Quando pensiamo di poter incidere sugli esiti attraverso le nostre azioni, attiviamo un senso di responsabilità e di possibilità. Quando invece attribuiamo tutto a fattori esterni, rischiamo di sentirci spettatori passivi. Nessuna delle due posizioni è giusta o sbagliata in assoluto. Il problema nasce quando diventano rigide. Se tutto dipendesse da noi, vivremmo nell’illusione dell’onnipotenza. Se nulla dipendesse da noi, saremmo condannati all’impotenza. L’adattamento nasce nella zona intermedia.

Nelle situazioni difficili, dove collochi spontaneamente il controllo: dentro di te o fuori da te?


Le situazioni ambigue rappresentano il banco di prova più evidente di questo equilibrio. Quando non abbiamo tutte le informazioni, quando le regole non sono chiare, quando non sappiamo come andrà a finire, il nostro bisogno di controllo viene messo alla prova. In quei momenti emergono reazioni diverse: c’è chi si blocca, chi prova ansia, chi cerca immediatamente rassicurazioni, chi invece esplora e sperimenta nonostante l’incertezza. La tolleranza dell’ambiguità non è un tratto fisso, ma una competenza che può essere allenata.

Come reagisci quando non hai tutte le risposte?


Un altro concetto fondamentale è quello di agency, ovvero la capacità di agire intenzionalmente nel proprio ambiente. Non significa dominare la realtà, ma riconoscere uno spazio di scelta anche dentro i vincoli. Quando percepiamo di avere margine di azione, aumenta la motivazione, cresce la responsabilità personale e diminuisce la paralisi generata dall’incertezza. L’agency non elimina l’ambiguità, ma ci permette di starci dentro senza sentirci completamente in balia degli eventi.

Anche nei contesti più incerti, quale piccolo spazio di scelta puoi riconoscere come tuo?


L’apprendimento nasce spesso dall’interruzione delle nostre aspettative. Non impariamo quando tutto procede secondo i piani, ma quando qualcosa va diversamente. L’errore e l’imprevisto ci costringono a riformulare il problema, a riconsiderare le strategie, a modificare il comportamento. Non è l’evento in sé a determinare l’esito, ma l’interpretazione che ne facciamo e le azioni che ne derivano. È qui che l’adattamento diventa trasformazione.

Quale errore recente si è rivelato, col tempo, un’occasione di crescita?


Molte delle nostre difficoltà derivano dall’aspettativa implicita di dover controllare tutto. Ma la vita non è un sistema chiuso. È un sistema dinamico, in continua interazione. Ogni scelta produce effetti, ogni evento si inserisce in una rete più ampia di relazioni e circostanze. Pensare di governare ogni variabile significa ignorare la complessità. Forse l’immagine più efficace non è quella della rigidità, ma della flessibilità. Non l’albero che resiste immobile, ma quello che si piega e poi ritorna in posizione.

Se smettessi di cercare il controllo totale, cosa cambierebbe nel tuo modo di vivere l’incertezza?


Allenare la capacità di adattamento significa imparare a distinguere ciò che non dipende da noi da ciò che possiamo influenzare. Significa riconoscere i limiti senza viverli come una sconfitta. Significa tollerare il tempo dell’incertezza, accettando che non tutte le risposte siano immediate. È un esercizio di consapevolezza prima ancora che di strategia. L’ambiguità non è un errore del sistema. È parte della condizione umana.

Se l’incertezza non fosse un nemico ma uno spazio di apprendimento, come cambierebbe il tuo modo di attraversarla?

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Bandura, A. (2000). Autoefficacia. Teoria e applicazioni. Trento: Erickson.
(Testo fondamentale sul concetto di agency e percezione di efficacia personale.)

Laudadio, F., & Perez, F. (2016). Colpire lo stress: il coping. Teorie, ricerche, strumenti. FrancoAngeli.
(Riferimento centrale sull’adattamento comportamentale e sulle strategie di fronteggiamento.)

Donzelli A, Fasullo A, (2001). Agency e linguaggio. Etnoteorie della soggettività e della responsabilità nell’azione sociale, Booklet,
(Testo con vari contributi di autori in diversi ambiti disciplinari sul concetto di “agency”)

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Pubblicato da Dott.ssa Anna Perna

Formatrice ad approccio umanistico esistenziale e Counselor Professionista Supervisore. Mi occupo da oltre 20 anni di apprendimento continuo, di sviluppo della persona e delle comunità. Sono appassionata d'arte e di viaggi e per questo sempre in cammino.

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