Il futuro è un mistero.
Una finestra, un’attesa imprevista.
Territorio del possibile.
Forse è per questo che mi sono sempre interessata alla parte creativa dell’esistenza: perché la creatività è il modo più onesto che conosco per abitare l’incertezza.
Sono una donna in cammino, con molti timori e un coraggio ostinato.
Mi esprimo attraverso la curiosità, l’immaginazione e l’amore per la conoscenza.
Non per accumulare sapere, ma per comprendere meglio le persone.
Ho una naturale inclinazione alla comprensione empatica.
La mia vocazione è stimolare consapevolezza — non convincere, non correggere — ma accompagnare verso una crescita che sia davvero propria.
Scrivo e lavoro partendo da una bussola precisa:
rispetto radicale della dignità,
autenticità prima del consenso,
verità senza umiliazione,
impertinenza quando serve a fare luce,
tono scelto in modo etico, non emotivo.
Cerco di vivere con correttezza.
Rispetto l’altro e allo stesso tempo mi faccio rispettare.
I confini non sono muri: sono il modo in cui resto intera.
Mi interessa la complessità dei fenomeni.
Ho un animo intenso, a volte pesante.
Per questo cerco la leggerezza — non la superficialità — ma quella forma di respiro che nasce dall’ironia e dall’autoironia.
Non mi definisco particolarmente razionale.
Mi affido molto all’intuito: quella direzione sottile che, quando la ascolto, raramente sbaglia.
Amo il confronto intimo.
Non mi sento a mio agio nelle folle.
Ho bisogno di volti, non di pubblico.
Solo così riesco a dare il meglio di me.
Mi sento intimamente artista e narratrice, anche se la vita mi ha portato anche altrove.
Ho iniziato conducendo percorsi teatrali mentre studiavo Scienze dell’Educazione e della Formazione a Bologna.
Oggi mi occupo di apprendimento continuo, comunicazione interpersonale, benessere delle persone e delle organizzazioni.
E quando posso, intreccio la mia inclinazione artistica al mio lavoro.
Vedere le persone fiorire mi riempie di gioia.
Non in modo romantico.
Intendo osservare i piccoli spostamenti: una consapevolezza che emerge, un confine che si chiarisce, una voce che si rafforza.
È lì che accade la trasformazione.
Non rumorosa.
Ma precisa.
Ciò che mi motiva è una convinzione semplice:
se a ottant’anni riuscirò a non cedere alla banalità del cinico conformismo della lamentela,
se manterrò quella leggerezza che non è superficialità,
allora avrò vissuto artisticamente.
E con me avranno vinto anche le persone incontrate lungo il cammino.
Questo blog — come i miei libri — è una finestra tra anima e quotidianità.
Non troverai verità definitive.
Troverai uno sguardo.
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Qui, invece, restiamo a parlare.
Se qualcosa risuona, tienilo con te.
Il resto va bene così.
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