
Tra i grandi testi della sapienza cinese, lo “Zhuangzi” occupa un posto unico e profondamente libero. Attribuito al filosofo taoista Zhuang Zhou (IV secolo a.C.), questo libro non si presenta come un trattato sistematico, ma come una raccolta di racconti, parabole, dialoghi e immagini poetiche che guidano il lettore verso una comprensione intuitiva del Tao, la Via.
L’edizione mostrata nelle immagini, sobria ed elegante, riflette bene lo spirito dell’opera: nulla di rigido o dogmatico, ma un invito alla contemplazione. Le pagine citate parlano di virtù, di azione e non-azione, di legge del cielo e legge dell’uomo, temi centrali del pensiero taoista.
Qui la saggezza non consiste nell’imporre regole o nel dominare il mondo, bensì nel saper aderire al suo movimento naturale.
Uno dei concetti chiave è il wu wei, il “non agire” che non significa passività, ma azione priva di forzature.
Il saggio agisce senza essere schiavo delle proprie azioni, compie il proprio dovere senza ostentazione, osserva i riti senza trasformarli in catene. È una figura che guarda il cielo senza pretendere di aiutarlo, e che vive in armonia con il Tao proprio perché non cerca di possederlo.
Particolarmente attuale è il messaggio sull’adattamento e sull’accettazione: “l’unità che si adatta incessantemente alle mutevoli variazioni” è il vero cuore della virtù. In un mondo ossessionato dal controllo, lo Zhuangzi propone invece una saggezza fluida, capace di accogliere l’incertezza e la trasformazione come parti essenziali dell’esistenza.
Tra le pagine emerge una distinzione importante: il Tao del cielo e il Tao dell’uomo.
Il primo è spontaneità, assenza di imposizione; il secondo è azione legata alle conseguenze, alla responsabilità sociale e politica. Governare, vivere tra gli altri, amare e dispensare bontà sono compiti inevitabili, ma devono essere svolti senza perdere il contatto con la natura profonda delle cose.
Leggere lo Zhuangzi oggi significa concedersi uno spazio di libertà interiore. Non offre risposte definitive, ma cambia le domande. Non insegna cosa pensare, ma come smettere di irrigidirsi nelle proprie certezze.
È un libro che, come l’acqua evocata spesso dal taoismo, scorre silenzioso, aggira gli ostacoli e, proprio per questo, arriva lontano.
In un’epoca di rumore e urgenza, la saggezza antica dello Zhuangzi resta sorprendentemente viva: un invito a essere, prima ancora che a fare.
Se quello che hai letto ti interessa prenditi del tempo e rispondi a queste domande:
Domande per chi sente che qualcosa si è irrigidito
– Dove nella tua vita stai resistendo, invece di lasciarti andare?
– Che cosa stai continuando a fare solo perché “si è sempre fatto così”?
– Se ti fermassi davvero ad ascoltarti, cosa sentiresti emergere?
Domande sull’autenticità
– Quanto di ciò che vivi oggi ti assomiglia davvero?
– Chi stai cercando di essere, e chi stai trascurando di essere?
– Quale parte di te chiede spazio, ma non trova parole?
Domande su scelta e responsabilità gentile
– In quali momenti agisci per dovere più che per verità?
– Cosa cambierebbe se smettessi di giudicare ciò che provi?
– È possibile che tu stia chiedendo a te stesso più di quanto sia necessario?
Domande su equilibrio e senso
– Dove hai perso il tuo centro?
– Cosa significa per te, oggi, vivere con più semplicità?
– Quale peso potresti iniziare a posare, anche senza sapere cosa verrà dopo?
Domande che aprono alla relazione di counseling
– E se non dovessi fare questo cammino da solo?
– Come sarebbe avere uno spazio sicuro in cui poter dire ciò che non hai mai detto?
– Sei disposto a incontrarti, senza dover cambiare nulla di te?
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