La donna è un panda

Monologo in atto unico

Siamo riusciti ad estirpare l’estinzione dei panda e non riusciamo ad occuparci di un’epidemia mortale che affligge le donne. Questo monologo fa parte di una serie scritta per dire quello che molte sentono ma non dicono.  Un racconto da leggere ad alta voce per non sentirsi come panda in via di estinzione.

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Emma è una signora di 70 anni che vive in un quartiere dove tutti la conoscono. Ha un terrazzo curatissimo pieno di piante a cui ha dato un nome, quello delle sue amiche e sorelle che non ci sono più.. Come tutte le persone di una certa età è smemorata. Spesso mentre parla si interrompe, dimentica quello che stava facendo ma poi ritrova lucidità e come una giovinetta si sorprende di se stessa e si prende in giro. È sempre stata molto combattiva sul fronte dei diritti. Negli anni settanta del novecento militava tra le femministe della città per aiutare le donne ad acquisire autodeterminazione. Nonostante l’età e la forza del carattere, non si è mai lasciata travolgere dal cinismo, rimanendo una donna aperta alla meraviglia e alla poesia della vita.

Sono le sette del mattino ed Emma come tutti i giorni apre la finestra del terrazzo, guarda il cielo, respira l’aria e si mette con il naso all’insù a prendere un po’ di sole.

Emma: Il sole d’autunno è gentile. Anche i colori lo sono. Quest’estate c’è stato troppo caldo. Sono anni che preferisco l’autunno…la trovo una stagione discreta.

Guarda giù e saluta una persona.

Adesso non vorrei che pensaste che sono una pettegola. Sì, nel quartiere mi conoscono tutti. In realtà ci conosciamo tutti….anche se molti se ne stanno andando da un’altra parte…

Guarda in alto riferendosi alle persone che non ci sono più.

Cosa stavo facendo? Ah, sì le piante….ne devo approfittare perché questa stagione è l’ideale per quelle che hanno bisogno di luce ma non di calore altrimenti si bruciano. Purtroppo l’estate è diventata insopportabile anche per loro, povere creature!

Ne porta fuori una e l’appoggia per terra.

Eccoti Floriana. Adesso ti sistemo qui con le tue sorelle e oggi facciamo un bel meeting …. (guarda il pubblico) mi piace parlare inglese con loro è una lingua che porta all’azione! In sezione ne facevamo tanti di meeting solo che allora li chiamavamo assemblee, collettivi, momenti aggregativi… dibattiti politici. Sempre costruttivi quelli che si facevano a tavola! Perché mangiando e soprattutto bevendo la mente funziona meglio…(si interrompe e si guarda in torno cercando qualcosa) L’ho fatto ancora….cosa stavo facendo? Ah sì le piante (ne prende un’altra e la mette vicino a Floriana).

Bruna vedo che hai bisogno di acqua. Poverina sei sempre stata molto modesta sorella mia, ai collettivi eri quella che parlava meno ma quando lo faceva stavamo tutti zitti ad ascoltare. Purtroppo quando ti hanno messa a riposo in quella “pensione” per gente della nostra età, hai parlato sempre meno fino a non parlare più … te ne sei andata che nessuno se n’è accorto… Purtroppo si comincia così, si perde lucidità, si confondono le persone, ieri e oggi sono la stessa cosa e si finisce per smarrirsi dentro la propria stessa mente. Eppure l’ultima volta che ci siamo viste mi è sembrato che tu mi sorridessi come se non riconoscessi me ma Noi …

Si sofferma commossa poi ne prende un’altra.

E’ il turno di Sandra. Ricordo che voleva un marito è dei figli a tutti i costi perché diceva che altrimenti non si sarebbe sentita completa. Conservatrice! (scandisce la parola con tono ironico. La sta per mettere vicino a Bruna ma poi cambia idea)…no forse è meglio che ti metta da un’altra parte. L’ultima volta che ti sei avvicinata a Bruna per poco non ti prendeva a schiaffi per quel tuo modo di guardare noi altre dall’alto al basso…solo perché quel beone di Sergio ti ha sposata e ti ha messo in quella casa di cristallo piena di ninnoli inutili!…ma a te sono sempre piaciute le cose inutili. Mi chiedo solo come Sergio abbia sopportato le tue continue lamentele per 40 anni. Di nascosto la chiamavamo la signora “gne gne” (facendo il verso)…

Ma siamo proprio sicuri che Sergio fosse davvero sordo? No, perché l’altro giorno al mercato coperto l’ho visto arzillo che prendeva il caffè con altri vedovi come lui e si capivano benissimo! Mai sentito di una ripresa dell’udito così miracolosa. Ma nella vita tutto può essere!

Si ferma. Guarda l’orizzonte. Ogni tanto fa come per riprendere fiato.

Invecchiare non è niente. La fregatura è avere il desiderio di fare tante cose e arrivare a fine giornata che ne hai fatto solo un quarto… (prende una sedia e si siede). Si è stanchi. Non nella mente, ma nel corpo….lo spiegavo proprio ieri alla Carlotta, la figlia dei miei vicini che ogni tanto passa qui perché a casa sua c’è troppo rumore e non riesce a studiare. Sì, l’altro giorno parlavamo dell’Odissea. Carlotta è una ragazzina sveglissima. Mi ha chiesto se Penelope non si fosse stufata di aspettare Ulisse. Io le ho detto che probabilmente le andava bene così. In realtà non sappiamo molto su di lei….ma sicuramente ci viene descritta molto più pia di quello che in realtà era. Perché ricordiamoci che nonostante tutto, questo poema è stato scritto da un uomo per gli uomini….come la maggior parte della letteratura del resto!

Con il mio povero Pier ci divertivamo a costruire l’Odissea di Penelope. Pier era molto divertente. Abbiamo passato una bella vita insieme. Non che non lo sia più ma sapete come siamo noi vecchi, a volte ci siamo e a volte … beh ci capita di incontrarci in corridoio e di parlarci come si fa con una persona che si conosce da poco…prego passa tu, no no vai pure… a volte dubito pure del nostro rapporto ma siccome è molto spassoso ho deciso che me lo tengo (ride per quello che da detto) perché certe sere avere qualcuno con cui fare due risate fa pure comodo!

Si rialza. Prende un’altra pianta. Questa volta è grande e fa un po’ più fatica. Prende anche un secchio d’acqua, una spugna e delle forbici.

Teresa. Oggi ti faccio il bagnetto e ti spunto i ciuffi. Sei sempre stata la nostra roccia. La resdora, la curandera, la saggia. Con un caratteraccio bella mia! Forse per quella storia della violenza. Quando quel porco del direttore di tuo marito ti mise una mano tra le cosce quella sera che avevi preparato una cena per l’ufficio. E tuo marito faceva finta di niente per paura di perdere il posto….che non si capisce chi è il più porco, se il direttore o il marito (guardando pubblico strabuzzando gli occhi. Prende una sedia e un giornale e si mette a leggere).

Leggo i quotidiani, guardo la TV e penso davvero che la donna sia un animale in via di estinzione… Esattamente come quel cicciosissimo animaletto del WWF.

Sì, la donna è un panda!

Smette di occuparsi della pianta e si rivolge al pubblico.

Perché ai nostri giorni c’è ancora qualcuno che pubblicamente crede sia lecito domandarsi se gli uomini che commettono femminicidio sono completamente fuori di testa oppure c’è un comportamento esasperante da parte della donna… Assurdo anche solo pensarlo! E la cosa scioccante è che ad affermare ciò sia proprio una donna….Come se una volpe dicesse che è colpa delle volpi essere prese a mazzate dagli uomini perché  hanno una bella pelliccia e sollecitano il loro desiderio di possesso! Ma come, siamo riusciti a scongiurare l’estinzione dei panda e non riusciamo a fare qualcosa di serio per noi donne!!!

Prende l’annaffiatoio.

Pensando alle lotte femministe dei miei tempi, penso che si stia vivendo una drammatica involuzione dei diritti. E non solo quelli delle donne (mentre pronuncia queste parole innaffia le piante). Ma del resto non può che essere così pensando che esistono migliaia di persone che non comprendono ciò che leggono, figuriamoci se ne capiscono di sentimenti e dignità…(smette di innaffiare. Cambio luce)

Allora penso ai miei 70 anni, alle splendide donne che siamo state, alle minigonne infilate di nascosto prima di uscire, ai balli in casa con lo struscio e un desiderio indicibile che ti scoppiava e che alimentava il desiderio di notti struggenti (con passione). Penso alle notti passate a discutere di come cambiare il mondo riuscendo a malapena a organizzare una manifestazione di piazza, che poi il giorno dopo era come prima, ma sentivamo di aver fatto un passo in più…

E mi nasce la malinconia. Non per la mia vecchiaia che tutto sommato accetto. Ma pensando alle giovani generazioni e alle difficoltà che si troveranno ad affrontare. Perché se non c’è coscienza come si fa?

(si ferma a guardare l’orizzonte e si perde nuovamente. Poi torna in sé e si accorge che ha in mano l’annaffiatoio)

Cosa stavo facendo? Ah, stavo finendo di innaffiare Teresa. Che oggi c’è afa e poi mi si secca.

(l’annaffia e la sistema poi continua a parlarle)

Le parole sono sempre state il mio mondo anche se c’è sempre qualcosa di ambiguo nel descrivere i sentimenti delle persone… per quanto si voglia essere accurati il linguaggio non basta mai, e spesso genera falsità. Ma oggi c’è un altro problema … i numeri stanno prendendo il sopravvento. Una serie di codici a barre, sequenze di bit, codici binari, password (con enfasi) … ma se faccio fatica a ricordare la mia data di nascita!!!… e se già con le parole facevamo fatica a spiegarci, a maggior ragione una serie di numeri non possono essere sufficienti a descrivere le migliaia di umiliazioni, depravazioni, soprusi che le donne sono ancora costrette a subire… e non possono neppure scaldare gli animi come fa la musica o un bel testo romantico…

Si ferma ancora come smarrita nelle sue stesse parole.

Spero allora nelle ragazzine come Carlotta e nella loro voglia di conoscere e andare oltre il consueto, il conformismo e la cinica rinuncia. Come hanno sempre fatto le migliaia di donne fantastiche prima di loro.

Si ferma, appoggia l’innaffiatoio, mette a posto gli attrezzi, e si appoggia sulla ringhiera del terrazzo guardando in strada. Le luci si abbassano e il riflettore si accende su di lei. Musica.

Nei momenti in cui perdo la speranza e magari mi dico che l’umanità ha fallito, guardo alla natura e alla sua forza di rinascita e mi dico: la vita la puoi ostacolare, umiliare, offendere ma una cosa è certa, non potrai mai mai cancellarla!

La musica sfuma. Le luci si abbassano. Buio. Fine.

 

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Pubblicato da Dott.ssa Anna Perna

Formatrice ad approccio umanistico filosofico e gestalt counselor. Umanista convinta, mi occupo da oltre 15 anni di apprendimento continuo, di sviluppo della persona e delle comunità.

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